La crisi economica mondiale ha disegnato scenari inediti e creato situazioni non immaginabili anche nel mondo del vino. Mentre in molti sostengono che il peggio è passato e il tunnel sta per finire, tutti si domandano quando comincerà a vedersi un po' di luce. Intanto i produttori di champagne si accorgono che l'invenduto è tale da costringerli a un drastico taglio di produzione (260 milioni di bottiglie anziché 325 milioni del 2008), enoteche e ristoranti stappano meno bottiglie (e quelle bevute non sono certamente le più costose), migliaia di italiani scoprono il "vino fai da te", quello ottenuto direttamente in cantina dall'uva comperata in campagna. E' un modo per combattere la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola e gustare un prodotto buono e genuino.
Parto da questi presupposti per sostenere che i sommelier devono adeguarsi alla realtà, parlare un linguaggio semplice, valorizzare tutte le bottiglie, non solo le cosiddette eccellenze. Ogni anno il sistema vino italiano produce tre miliardi di bottiglie, ma solo cinquanta milioni sono di alta qualità e comunque destinate a un pubblico molto ristretto. L'Ais e i suoi associati, devono riconsegnare alla bottiglia il ruolo di protagonista della convivialità: questo si può fare dando dignità sia al "Vino da tavola" sia alle grandi nobiltà enologiche apprezzate dai pochi appassionati che possono permettersele.
Dico questo perché l'Ais deve sì continuare a tutelare i consumatori come ha sempre fatto, ma deve anche essere consapevole dei mutamenti in corso: sui mercati stanno affacciandosi nuovi protagonisti, l'Europa vede restringersi la sua fetta di introiti e quindi anche il sommelier deve rinnovarsi.
Questo significa incrementare l'utilizzo di internet per raggiungere i consumatori (soprattutto i più giovani), migliorare ulteriormente la nostra didattica (magari rendendola più semplice), prendere cioè atto della sfida che il nuovo ha lanciato. Il sommelier deve ampliare i suoi orizzonti, proponendosi non solo come comunicatore, ma anche come degustatore ufficiale riconosciuto.
È quindi mia intenzione organizzare nell'immediato futuro gli "Stati generali del vino", un convegno con Federvini, Assoenologi, presidenti dei Consorzi, Istituzioni, stampa agroalimentare e sommelier per parlare del vino a 360 gradi, per non rimanere fermi e passivi a guardare cosa accadrà, domandandosi a crisi finita che mercato del vino avremo.
Occorre quindi continuare a mettere in evidenza i profumi della nostra terra, quelli delle uve che sono soltanto nostre, senza dimenticare che comunque ci sono altri Paesi che meritano piena attenzione.
Il percorso, già programmato, ci porterà all'Expo 2015. Qui, nel cuore dell'esposizione universale che avrà come tema alimentazione e sviluppo, ci sarà un padiglione dedicato ai vitigni autoctoni, un patrimonio che è esclusivo, unico e che nessuno ci potrà mai copiare. |