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Dobbiamo iniziare subito dai complimenti, sentiti, meritati, doverosi a tutto il gruppo di lavoro della più piccola delle delegazioni A.I.S. piemontesi, quella dell'A.I.S. Vco, Verbano Cusio Ossola, capitanata dal suo responsabile Emilio Bellossi con Paolo Ferraro segretario, per il coraggio (ed un pizzico d'incoscienza) dimostrati nell'aver perseguito e poi realizzato il sogno di organizzare in quella splendida località che è Stresa, la perla del Verbano, uno dei luoghi magici del Lago Maggiore una manifestazione, G & G, dedicata ai due vini storicamente più importanti di quell'area che per comodità siamo soliti definire Alto Piemonte. Sto parlando del Gattinara e del Ghemme, Docg in una galassia di Doc che comprendono Boca, Bramaterra, Fara, Lessona, Sizzano, oltre alle più recenti Colline Novaresi e Coste della Sesia. Ci voleva davvero molta forza d'animo e una capacità di aggregazione notevole per mettere d'accordo soggetti diversi e non solo i produttori delle due Docg o il Consorzio tutela Nebbioli Alto Piemonte, ma mi riferisco anche alle Provincie di Novara, Vercelli, Cusio Ossola e le relative Camere di Commercio, i responsabili della promozione turistica del novarese, della Valsesia, del Vercellese, oltre al Distretto turistico dei Laghi, per pensare che Stresa, e non un posto qualsiasi ma quello splendore, quel luogo baudelairiano tutto "luxe, calme et volupté" che corrisponde al nome del Grand Hotel des Iles Borromées, potesse essere per un giorno la capitale di una riflessione, ampia e articolata, sulla nuova realtà, decisamente in grande salute, di vini che pur in aree profondamente diverse, soprattutto per la struttura geologica e l'origine dei terreni, oltre che per i disciplinari (il Gattinara contempla un 90 per cento minimo, percentuale che scende al 75% nel caso del Ghemme) vedono il Nebbiolo come colonna portante ed elemento caratterizzante. Sono stati bravi Bellossi ed il suo team di affiatati e motivati collaboratori perché pur tra notevoli difficoltà e con una doppia congiuntura sfavorevole cui fare fronte, una giornata di pioggia ed il blocco del traffico programmato proprio per domenica 28 febbraio a Milano e Torino, ovvero le due città che presentano il più ampio bacino d'utenza per una manifestazione che si svolgeva in zona Lago Maggiore, sono riusciti a vincere la scommessa di portare a Stresa un foltissimo gruppo di appassionati nebbiolisti venuti anche dalla Liguria, da Asti e persino Roma, gente che si è organizzata e non si è fatta bloccare dalla prospettiva della giornata "ecologica", e di mettere a segno un evento che resterà sicuramente un punto di riferimento nella storia della comunicazione e promozione di questi importanti, ma non notissimi, vini piemontesi.
Si può tranquillamente affermare che una manifestazione del genere, che vedeva schierati ben 26 produttori, aziende classiche e affermate come Travaglini, Antichi Vigneti di Cantalupo o Antoniolo, e molte altre aziende, altrettanto valide e meritevoli di attenzione, di più recente storia, e che ha proposto in degustazione la bellezza di ben 83 tra Gattinara e Ghemme, di annate varianti - si legga qui il catalogo delle aziende partecipanti e dei vini proposti - dal 1997 al 2006 non era mai stata tentata sinora. E sapere che ad esserne il motore e la mente sia stata una piccola, agguerrita, ben organizzata delegazione A.I.S., credo testimoni della vitalità e della forza di questa associazioni, che può contare su energie, fantasia, professionalità davvero notevoli. In occasione di questa prima edizione di G & G non si è unicamente consentito agli appassionati, ma anche a molti addetti ai lavori (sommelier, ristoratori, enotecari e giornalisti) di farsi un'idea, attraverso la partecipazione al banco d'assaggio aperto dalle 15 alle 20.30, di quale sia lo stato delle cose, il livello qualitativo, gli orientamenti stilistici in atto nel mondo del Gattinara e del Ghemme. Gli organizzatori hanno anche voluto e sono persuaso abbiano colto il loro obiettivo, ad innescare e stimolare una riflessione sul percorso compiuto da queste due storiche, ma un po' appartate Docg da una decina d'anni a questa parte. Riflessione fatta in due tempi. Dapprima mediante un dibattito, una piccola tavola rotonda sul tema "L'unicità del territorio, l'integrità dei suoi vini, lontani da mode e tendenze: un'occasione persa o un'opportunità? G & antidoto all'omologazione", moderato dal vice presidente dell'A.I.S. Piemonte Otello Facchini, che ha visto gli interventi, oltre che dalla presidente del Consorzio Nebbiolo Alto Piemonte Lorella Zoppis Antoniolo e di amministratori di Stresa, Gattinara e Ghemme, e del presidente della Camera di Commercio di Novara Paolo Rovellotti, del collaboratore del Gambero rosso Rossano Ferrazzano che ha presentato un interessante studio sulle caratteristiche e peculiarità geologiche dei terreni dell'Alto Piemonte, dell'enologo Filippo Parmigiani, nonché del sottoscritto. Ed in seconda battuta mediante un'affollata degustazione orizzontale di dieci vini, cinque Ghemme e cinque Gattinara espressione della grande annata 1999, scelti in un lotto di 16 oggetto di una pre-selezione effettuata nel pomeriggio di sabato 27 e di un'attenta degustazione alla cieca. Selezione fatta per provare, tappi e imprevedibilità e mutevolezza delle bottiglie permettendo, a proporre alla settantina di persone che hanno partecipato alla degustazione il meglio di quanto era disponibile, ovvero dei 1989 di cui restava ancora una scorta disponibile nelle cantine dei produttori. A condurre la degustazione ancora l'enologo Parmigiani e, immeritatamente, il sottoscritto, impegnati oltre che a presentare i vini ad offrire al pubblico spunti per una valutazione delle differenze tra le due Docg e sugli indubbi pregi che vini base Nebbiolo con oltre dieci anni di età hanno ancora da offrire al consumatore. Più minerali, con acidità più marcate, un quadro aromatico più sapido, nervoso, minerale, spesso essenziale, i Ghemme, più corposi, potenti, strutturati, talvolta con una componente fruttata più marcata e densa i Gattinara, entrambi, chi più chi meno, perché ovviamente, come in ogni degustazione che si rispetti ci sono vini che appaiono più in forma e che gratificano di più o di meno al palato, e vini che restano più in ombra, ancora in ottima forma, testimonianza di una vitalità, di una ricchezza d'espressione, di una capacità di "fotografare" e riflettere i territori d'origine che è tipica del Nebbiolo e che costituisce uno degli elementi distintivi della sua grandezza. Ma cosa si è detto nella tavola rotonda e quali sono gli elementi chiave che determinano la modernità, ai nostri tempi, di vini che apparivano decisamente fuori moda o quantomeno contro tendenza come Gattinara e Ghemme? Siccome mi sono già abbastanza dilungato in questa cronaca a caldo, cercherò di tornarci sopra, in sede di commento, in un prossimo articolo. Una cosa mi sento di affermare sin d'ora: G & G costituisce un punto di svolta, un punto di partenza, molto proficui, per un discorso su Ghemme e Gattinara che merita di essere proseguito e approfondito. Franco Ziliani |