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Grandi nomi ed un programma molto “saporito” per la prima edizione del simposio internazionale WineCreator (sito www.winecreator.net), che si terrà venerdì 18 e sabato 19 aprile a Ronda vicino a Malaga in Andalusia organizzato dal Gruppo Peñín, società di comunicazione che edita la celebre Guida Peñín nonché, la rivista Sibaritas, e di un comitato organizzatore nel quale accanto a Jancis Robinson, presidente onorario, figurano come coordinatori del progetto José Peñín, Víctor de la Serna e Michel Bettane. Obiettivo di questo incontro è proporre un confronto, uno scambio di opinioni tra chi il vino contribuisce a realizzarlo e spesso con la propria azione influenza lo stile e la qualità del prodotto, ovvero gli enologi o wine maker come li vogliamo chiamare con espressione inglese e chi il vino è chiamato a comunicarlo e talora a giudicarlo, ovvero i giornalisti, critici e scrittori del vino o wine writer. Per due giorni, nel corso di sei sessioni, di cui l’ultima, concepita in forma di tavola rotonda, ci si chiederà, come recita il sottotitolo del seminario, se la qualità sia nemica della diversità nel vino, e si discuterà di tecniche di vinificazione, se ci sia posto ancora per la creatività in un mondo, anche quello del vino, dove i segni della globalizzazione sono sempre più evidenti, se si possano ancora produrre vini dotati di chiare peculiarità o se le specificità debbano essere sacrificate sull’altare del mercato. E del business, che è la prima legge che regola l’industria del vino. Si discuterà, come si è detto, di stili nel vino, di tecniche di produzione, del ruolo e dello spazio del terroir nella realizzazione di un grande vino, se si possa “progettare” un vino a partire dall’impostazione e dalla gestione del vigneto, se le tecniche di vinificazione influire e condizionare la personalità di un vino, e poi quale influenza e quale diverso peso possano avere nel mondo del vino di oggi concetti e patrimoni quali tradizione, cultura e innovazione e se esista un punto d’incontro, di dialogo o di sintesi, tra concetti apparentemente distanti e inconciliabili quali tradizione e innovazione. A proporre punti di vista diversi su queste tematiche centrali relative al futuro del vino, tematiche estese anche all’indagine sull’esistenza o meno di un “gusto specifico del consumatore”, sulle influenze esterne sulla personalità dei vini rappresentate dal mercato, dai prezzi e dai consumatori con i loro orientamenti (peccato che nel programma dell’incontro non figuri anche una sessione dedicata al ruolo della stampa e della critica specializzata, soprattutto le guide, nel delineare e talora influenzare la personalità e lo stile dei vini: sarebbe stato interessante interrogarsi sul ruolo di personaggi come Robert Parker o riviste quali Wine Spectator o per l’Italia di guide come Vini d’Italia o di associazioni quali Slow Food) saranno personaggi di rilievo e notorietà internazionale. Basta citare i loro nomi, senza spiegare più di tanto chi siano, per avere un’idea di quale sia il livello di questo incontro. Tra i Wine Creators, (enologi, produttori di vino, consulenti) avremo i francesi Denis Dubourdieu, enologo e professore di enologia all’Università di Bordeaux dal 1987, Jean-Claude Berrouet enologo di Château Petrus dal 1963 al 2007, Michel Rolland, l'eroe negativo del celebre film Mondovino, e poi Stéphane Derenoncourt, enologo di Clos Fourtet, Canon-Le Gaffeliére, Clos de L’Oratoire e Pavie-Macquin, Château Mondotte, Olivier Humbrecht, proprietario ed enologo del Domaine Zind-Humbrecht in Alsazia e primo Master of Wine di Francia, quindi Dirk Van Der Niepoort, grande produttore di Porto, Peter Sisseck, creatore del Dominio de Pingus nel Priorat, Paul Draper, a capo della Ridge Vineyards in California, Alvaro Palacios, enologo e proprietario della cantina spagnola che porta il suo nome, Ales Kristancic della celebre azienda slovena Movia. L’Italia sarà rappresentata da due enologi dotati dello stesso stile, molto interventista, nei vini, ovvero Carlo Ferrini e Riccardo Cotarella. Peccato non si sia pensato di bilanciare il loro contributo tecnico con l’intervento di un altro enologo, ad esempio Donato Lanati, notoriamente più rispettoso dei valori del terroir e meno incline a firmare vini che portano inconfondibilmente il marchio di chi li fa. Nel campo dei wine writers il parterre des rois non è meno, visto che comprende i nomi dei padroni di casa, gli spagnoli José Peñín della Guía Peñín e Víctor de la Serna di El Mundo e del sito Elmundovino.com e poi dei francesi Michael Bettane del Classements des Meilleurs Vins de France e Pierre Casamayor della La Revue du vins de France, degli americani David Schildknecht di The Wine Advocate, nonché ottimo collaboratore di The World of Fine Wines (www.finewinemag.com) e Joshua Greene di Wine & Spirits e poi ancora Eleonora Scholes di Vinnaya Karta e Gastronom, Rodolfo Gerschman di Catadores, Joel B. Payne di Wine Business Internacional, John Radford, uno dei massimi esperti di vini spagnoli, Robert Joseph di Wine Business International. L’Italia sarà rappresentata da Ernesto Gentili co-curatore della Guida dell’Espresso. Mancheranno, anche se hanno contribuito alle fasi preparatorie di questo seminario e hanno fatto in modo che potesse realizzarsi, l’americano Stephen Tanzer dell’International Wine Cellar, Peter Moser di Falstaff Magazin, l’australiano James Halliday, il francese Bernard Burtschy, Michael Fridjhon di Business Day, il master of wine Bob Campbell, l’inglese Charles Metcalfe. Agli incontri faranno da corollario alcune degustazioni, molto attese, dei vini dei “wine creators” presenti alla due giorni. Quali analisi e quali conclusioni usciranno dalla prima edizione di un simile wine summit ospitato in una città del Sud della Spagna (50 minuti da Malaga) che vanta tradizioni vinicole che risalgono sino all’epoca romana e che ancora oggi esprime vini, soprattutto rossi, di grande valore? Avrò fortunatamente modo di scoprirlo essendo stato invitato dagli organizzatori, come altri importanti giornalisti esteri, a seguire la due giorni, e ne darò conto la prossima settimana al ritorno dalla Spagna. Sulla carta il menu è di quelli assolutamente da non perdere… Franco Ziliani |