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30 Dicembre 2007
Voglia di Champagne. Un bel libro di Delphine Veissière
Come non essere totalmente d’accordo con questo titolo che più che un titolo è un programma, un’affermazione gioiosa, una disposizione d’animo, una… confessione?
Delphine Veissière, francese di nascita, ma milanese d’adozione e per attività (è a Milano che ha sede La Flûte http://www.laflute.it la sua società di selezione, importazione e distribuzione di Champagne e vini fermi francesi di grande qualità), ha pensato benissimo di regalarci con Voglia di Champagne, sottotitolo, quanto mai eloquente, 365 giorni all’anno (Trenta editore 135 pagg. 20 euro www.trentaeditore.it) non un ennesimo, seppur ben fatto, libro su quel meraviglioso, inimitabile, leggendario vino che è Monsieur le Champagne, un omaggio, un atto d’amore, comprensibilissimo, verso quello che, Barolo a parte, è il più grande vino del mondo.
La sua intenzione, che si è tradotta in un volume godibilissimo, corredato da belle fotografie, molto curato nella grafica, è stata piuttosto quella, ed il risultato mi sembra pienamente riuscito, di fornire a tutti noi che lo Champagne lo amiamo un manuel d’usage dello Champagne a 360 gradi inteso come introduzione a quel grande universo vinoso che lo Champagne (vin de terroir per eccellenza: un nome, un vino, un simbolo, un mito) rappresenta.
Questo alla luce, e detto da una francese di nascita è molto rilevante, dell’assunto secondo il quale “champagnisti non si nasce. Champagnisti si diventa”, anche se forse negli eno-gastro cromosomi di ognuno di noi sta già scritto quali saranno i cibi ed i vini del nostro cuore, quelli che, puntualmente, ci faranno… tomber amoureux…
Obiettivo dichiarato del libro è pertanto non solo aiutarci a conoscere meglio la tecnica, la storia, la magia, i “misteri”, se esistono, dello Champagne, ma piuttosto portarci per mano, in una sorta di ideale “educazione sentimentale”, e insegnarci a "saper scegliere il proprio Champagne”. Per quanto si possa essere dei fan dei prodotti della Maison X, piuttosto che di quella Y, oppure del piccolo récoltant manipulant Z o del vigneron W, non potrà mai essere lo stesso Champagne nel corso dell’anno, perché diversa è la nostra disposizione d’animo in ogni momento, diverse le esigenze, le aspettative che abbiamo avvicinandoci ad una bottiglia di Champagne, differente la risposta che ci aspettiamo, in termini di piacevolezza e talvolta anche di “conforto”, dal vino.
E naturalmente, anche se lo Champagne quando è buono è splendido anche in sé, da solo, senza accompagnamento, come aperitivo o semplicemente come pausa nel tumultuoso e affannato divenire di una giornata di lavoro, diversi, molto diversi tra loro, “perché non esiste un solo Champagne, ma tanti Champagne”, saranno gli Champagne che sceglieremo per celebrare, sulle note di una solenne marcia nuziale, gli ottimali matrimoni con le varie preparazioni gastronomico e culinarie che porteremo sulle nostre tavole.
Madame Veissière, da perfetta “champagnista convinta a vita” quale si dichiara, pone le giuste premesse per realizzare la propria missione introducendo i lettori del suo libro attraverso i terroir della Champagne, nonché nella filosofia dei crus (che definiscono il valore commerciale delle uve e quindi anche la qualità finale dei vini), la tecnica dell’assemblage e delle cuvées, prima di scatenarsi in un itinerario quasi vivaldiano che dall’inverno, passando per la primavera, l’estate e l’autunno, ci suggerisce amabilmente piatti e soluzioni, note e meno note, perfette per l’abbinamento allo Champagne. Anzi, degli ottimi pretesti per stappare, gustando, Champagne.
Avevate mai pensato, ad esempio, come potesse essere intrigante un mariage tra il lardo (Arnad, Colonnata, quello della macelleria di Silvio Brarda a Cavour) e uno Champagne a base di Pinot noir, un Blanc de noir? Oppure come anche lo stesso tipo di Champagne, ricco, con una struttura quasi da rosso, opulento, possa andare magnificamente con la cacciagione, la pernice rossa o bianca in particolare? Non me ne vogliano poi gli amici veneti, che su questo piatto sono soliti abbinare, peraltro con validi risultati, il loro Lessini Durello spumante, ma volete mettere, in abbinamento ad un baccalà alla vicentina (solitamente preparato con il pregiato stoccafisso) uno Champagne pas dosé con una piccola percentuale di Chardonnay, oppure, ancora più raro, a base di un rotondo Pinot Meunier?
Bello davvero questo Voglia di Champagne, con un viaggio, nelle stagioni e nelle occasioni golose, che procede poi con la proposta, è ora chiamato in causa uno Champagne rosé, di Champagne & Agnello, con quella, già classica e a mio avviso fantastica di gamberi e Champagne, oppure, tipicamente francese, con il magret de canard, ovvero l’anatra. Più fresche, siamo già d’estate, le soluzioni che sposano lo Champagne alle mandorle, al prosciutto (ma direi anche al culatello di Zibello), mentre si resta in Italia, spostandosi al Sud, con la soluzione Champagne + mozzarella e burrata (il mariage è con un Blanc de Blancs della Côte des Blancs), oppure, stuzzicante davvero al tonno, dove è di prammatica accostare uno Champagne Rosé de saignée, o comunque un Rosé brut e millesimato.
Si chiude, giù in autunno, in un clima di feuilles mortes, con il classico dei classici (insieme a Champagne e caviale), Champagne e huîtres, ovvero ostriche, con una serie di accorgimenti legati alle stagioni, al tipo di ostriche, che vi consiglio di leggere nel libro per tenerne debitamente in considerazione, e poi Champagne con i funghi, con il guanciale, o ganascino, di vitello o di manzo (Blanc de noir a base di Pinot nero o rosé strutturati) e poi Champagne con i formaggi stagionati (insuperabile il mariage con un Parmigiano Reggiano di 36-48 mesi) per l’happy hour, per una merenda improvvisata (con salame, prosciutto e lardo) con gli amici. E poi Champagne per una romantica serata al chiaro di luna, Champagne per dimenticare una delusione d’amore, le incavolature dovute al lavoro, alla sconfitta della vostra squadra del cuore, per festeggiare un grande o piccolo evento. Champagne per coccolarvi, per volervi bene, pour se régaler un plaisir, per il puro piacere di déguster, jouir, savourer, se délecter.
Perché un anno è lungo 365 giorni e 365 almeno o molte di più possono essere le occasioni di vivere l’emozione di un grande Champagne: santé!
Franco Ziliani


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