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8 Dicembre 2009
Duca d’Aragona Igt Salento: un classico della modernità enoica salentina

Anche se forse non ha mai raggiunto la notorietà mediatica, coronata anche dai massimi punteggi e riconoscimenti attribuiti dalle varie guide, di altri vini pugliesi base Negroamaro (ad esempio il Graticciaia delle Agricole Vallone o il Patriglione di Cosimo Taurino), l'IGT Salento Duca d'Aragona dell'azienda Francesco Candido di Sandonaci nel Salento brinidisino rappresenta uno degli assoluti classici nell'ambito dei vini espressione di quella grandissima uva, autentico simbolo del Salento, che è il Negroamaro.
Un classico, prodotto sin dai primissimi anni Novanta, che costituisce una variante personalissima e originale sul tema obbligato dei rossi salentini, giocati (come nel caso di un vino "cult" di Candido, il Cappello di Prete) sul Negroamaro in purezza, oppure ammorbiditi e resi più docili dal contributo, variante dal 5 al 15%, di un'altra uva a bacca rossa tradizionalmente presente sul territorio salentino, la Malvasia Nera.
Il Duca d'Aragona, nato da un'intuizione del patron Alessandro Candido e dell'enologo che sinora ha meglio interpretato, fornendo i risultati più alti, lo stile potente ma elegante, ricco, ma succoso, dei rossi del Salento, parlo di Severino Garofano, per lunghi anni, fino alla vendemmia 2004, consulente da Candido (come nelle principali aziende storiche della zona), nasce invece da un mix ragionato tra il Negroamaro, che continua a rimanere la spina dorsale del vino, con una percentuale intorno all'80 per cento delle uve, ed un venti per cento di Montepulciano, classica varietà abruzzese da molto tempo presente anche in Puglia (ad esempio nelle Doc Castel del Monte, Rosso Canosa, Copertino, -
vedete qui), introdotto per ammorbidire la potenza e la spinta del Negroamaro e moderarne tannini e acidità.
E' un vino che fino alla metà degli anni Novanta è stato maturato in botti di media e grande capienza, e che attualmente, ora che a Garofano è subentrato come enologo consulente Donato Lanati, si affina per almeno dodici mesi in barrique. Rimane molto lungo il periodo di affinamento in bottiglia, come dimostra l'attuale commercializzazione dell'annata 2003, entrata sul mercato a sei anni dalla vendemmia.
Un vino che qualcuno ha definito come il "frutto di una lunga sperimentazione per trovare un accordo tra tradizione e cultura enologica moderna. È un vino nuovo stile che mantiene, però, le caratteristiche e la tipicità della zona", nato con una tecnica che prevede che le uve diraspate vengano lasciate macerare a lungo completamente immerse nel mosto".
Un rosso pugliese di grande eleganza e personalità, come ha dimostrato una piccola verticale di quattro annate, 2003, 2000, 1998 e 1997 che ho potuto fare nel corso di
una recente visita all'azienda. Ecco il "racconto" delle mie impressioni d'assaggio.

Duca d'Aragona 2003
Bellissima vivacità di colore, un rubino intenso molto brillante e luminoso, di propone con un naso solare e mediterraneo, con prevalenza del carattere fruttato (piccoli frutti neri, prugna) maturo ma non sovra maturo, completato da screziature selvatiche e di macchia mediterranea. Molto compatto, ampio, di salda struttura al gusto, con un tannino che si fa ancora sentire e che deve ammorbidire la propria spinta. Ben fatto, equilibrato, gustoso, ma senza la complessità dei migliori millesimi e figlio di un'annata, la 2003, che con il suo carattere torrido e le temperature elevate non ha consentito a rendere freschi e particolarmente eleganti i vini.
Duca d'Aragona 2000
Bella intensità di colore, un rubino profondo con un leggero richiamo al granato, si propone non molto espressivo, con un "naso" piuttosto compresso, fitto e in sé, con note di ciliegia matura, macchia mediterranea, accenni selvatici e di terra bruciata. In bocca si riscatta in pieno, con bella materia fitta e succosa, una dolce presenza del frutto, un tannino ben sostenuto ed una buona articolazione, con grande freschezza e una vena leggermente acida e nervosa sul finale, lungo e persistente.
Duca d'Aragona 1997
Non rispettando la cronologia delle annate preferisco presentare l'annata più vecchia della degustazione, prima del 1998, che è stato il "dulcis in fundo" dell'assaggio. Splendida vivacità di colore un rubino granato squillante, di bella vivacità e profondità, si propone in perfette condizioni, con un naso molto fresco, fragrante, ben espresso, giocate su note selvatico-terrose, di fiori secchi e prugna secca, con accenni di tabacco e alloro. Al gusto grande energia e dinamismo, un tannino ben sostenuto con qualche piacevole ruvidezza, una materia fitta e succosa a suggellare una buona larghezza e una notevole tessitura, con persistenza lunga e grande ricchezza di sapore.
 
Duca d'Aragona 1998
A mia memoria uno dei più grandi, completi e intriganti rossi del Sud mai degustati, un vino che dimostra ampiamente come giocando sull'armonia, sull'eleganza e non su quella tendenza a sovraestrarre e puntare sulla muscolarità e concentrazione che affligge purtroppo ancora tanti vini pugliesi e del Mezzogiorno, si possano ottenere vini godibilissimi e vivi, in grado di evolvere splendidamente nel tempo.
Lo dimostra questo Duca d'Aragona 1998, magnifico già nella tonalità di colore un rubino con tendenza al granato con vivaci riflessi che richiamano il melograno, e ancora più splendente man mano che si procede nell'assaggio. Naso fitto, complesso, di assoluta integrità ed energia, con frutta succosa in evidenza (prugna fresca, frutti rossi, ciliegia ben matura), impreziosita e resa vibrante, piena di forza, da una fresca componente balsamico-mentolata, da note di ginepro, alloro, sottobosco, ed in evoluzione accenni di pepe nero, genziana, china, erbe aromatiche, un ricordo tra il selvatico e l'animale, ed il goudron, tutti nitidamente distinguibili.
Ancora meglio al gusto, con grande succosità e polposità di frutto (una prugna ancora succosa e croccante), un tannino morbido, setoso, vellutato, a comporre una stoffa calda e avvolgente, una grande suadenza, che rende largo, pieno, discorsivo, il vino, e di sorprendente freschezza ed energia, grazie ad una bellissima acidità vibrante, e lunga, gustosa, di grande soddisfazione la persistenza.
Un vino straordinario, che ho scoperto con piacere aveva trovato tale recentemente anche un collega e amico che reputo uno dei più grandi conoscitori di vini del Sud, Luciano Pignataro, che sul suo sito Internet omonimo, lo scorso settembre annotava,
come potete leggere qui: "la straordinaria forza di questo 1998 è nella gentilezza di un naso persistente ma non esuberante, nel colore vivo rubino ma unghiato, nella beva fresca e al tempo stesso nella grande autorevolezza nel dominare un piatto che più strutturato e untuoso di così non si può. Il vino nell'abbinamento prende immediatamente il sopravvento, i sapori animali e amidosi (il vino era stato abbinato ad una tipica tiella d'agnello, patate e lampascioni - ndr.) fanno appena appena qualche resistenza all'ingresso, poi i tannini morbidi del blend adriatico riescono facilmente ad occupare tutti i punti nevralgici del palato.
Il Duca D'Aragona ha, caratterialmente, la forza interiore delle persone timide: sembrano facili da dominare in realtà alla fine ne sei sempre servitore, perché ti obbligano ad adeguarsi ai loro tempi decisionali e alle loro risposte. Possiamo infatti affermare di aver fatto bene ad aprire questa bottiglia e ad onorarla nel migliore dei modi possibili, ma al tempo stesso nulla ci avrebbe impedito di stapparla tra una decina di anni. Oggi questo vino, lo stile considerato superato tra la fine degli anni '90 e inizio 2000, è invece attuale e davvero moderno perché rispetta il genius loci dei vitigni".
Non saprei davvero aggiungere, a questo giudizio, che sottoscrivo in toto, una sola altra parola...

Franco Ziliani 



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