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Il bene, anzi l'abbondante e convinto bene che penso di larghissima parte dei 32 Rossese di Dolceacqua Doc che sabato 25 luglio ho avuto modo di degustare in quella simpatica, particolarissima manifestazione che è stata Rossese Style, organizzata in tandem dal blog Vino glocal e da una recente nata associazione di produttori del Rossese, lo scriverò, anzi lo sto già scrivendo in questi giorni, in un ampio articolo che apparirà sul prossimo numero di De Vinis e che presenterà le note di degustazione di larga parte dei vini protagonisti dell'assaggio. Voglio però anticipare alcune impressioni nate oltre che dal wine tasting da due giorni ricchi di incontri, suggestioni, profumi e colori, lunghe passeggiate nelle magnifiche vigne delle vallate comprese nell'area della denominazione, la Valle Nervia, la Valle Crosia e la Val Verbone, per dire di aver scoperto in questa zona che nell'incantevole borgo antico di Dolceacqua ha la sua petite capitale, uno dei luoghi più magici non solo di tutta la Liguria (regione che per vari motivi sto frequentando come mai non mi era accaduto in precedenza) ma di tutta quell'Italia del vino nella quale già il grande Mario Soldati nel suo libro più emblematico, Vino al Vino, assegnava a questa piccola denominazione un ruolo importante. Difatti il Rossese di Dolceacqua non è solo la più antica e nobile denominazione ligure in rosso, ma il Dolceacqua, come preferisco chiamarlo con una scelta che privilegia il nome del terroir sul nome di vitigno, sta vivendo un momento di grande dinamismo e crescita, che lo vede consolidare la propria identità come quella di uno dei più complessi ed interessanti rossi da bere giovani o dopo un breve invecchiamento del panorama italiano. E la cosa più interessante è che a tirare le fila di questa Dolceacqua "renaissance", non è unico produttore che svolge il ruolo di "locomotiva" ma almeno 6-7 produttori, che soprattutto grazie a vigneti collocati nelle zone migliori si danno il cambio a scandire il ritmo di crescita di una denominazione in forte salute e con salde prospettive di ulteriore miglioramento. Cosa mi ha colpito, oltre alla consistente qualità dei vini - di cui parlerò più avanti - nel Rossese di Dolceacqua? Innanzitutto la bellezza, stregante, dei posti, la particolarità e la varietà dei terroir, l'estrema eterogeneità dei terreni e della loro composizione geologica, l'essere, i vigneti, circondati in larga parte da boschi e macchia mediterranea e godere di un microclima speciale dove il caldo del giorno, e talvolta l'umidità che sale dal mare, sono temperati dal vento, che spira spesso nelle posizioni migliori, dagli sbalzi termici che si hanno nelle ore notturne. Vino, il Dolceacqua, che si gusta soprattutto, anche se poi è buonissimo e si tende a berlo copiosamente, abbinato, da vino gastronomico e goloso qual'è, ai gustosi piatti della cucina locale (capra e fagioli - di Pigna, ça va sans dire - ma non solo, anche coniglio, carni varie, ravioli con funghi o ripieni di carne, ecc. ecc. ), con il naso, grazie ad un corredo aromatico di estrema ricchezza, eleganza, fragranza, dove le note selvatiche, la frutta succosa sono ben completati da una tavolozza di sfumature che richiamano tutte le erbe aromatiche presenti tra i vigneti, una leggera speziatura e spesso una mineralità spiccata che dà slancio ai vini. Un elemento in particolare, tra i tanti, che cercherò di raccontare nell'articolo per De Vinis, mi ha colpito e convinto nei vini degustati, ovvero la loro capacità di riproporre, e posso dirlo a ragion veduta avendo girato per oltre una giornata per vigneti nelle due vallate, i profumi che ho colto veronellianamente camminando le vigne. Un modo fedele di riverberare, esaltare e amplificare un quadro aromatico del tutto speciale, che trova il degno ed intelligente coronamento nella scelta, condivisa da larga parte dei produttori, di non far passare i vini attraverso le "forche caudine" ( a volte lo sono veramente) dell'affinamento in legno e soprattutto legno piccolo e di limitarsi ad un affinamento in acciaio (o in cemento) che rispecchia fedelmente e non stravolge il quadro aromatico originale e fa sì che i vini esprimano appieno la loro complessa fragranza, quel fantastico e personalissimo mix fruttato, floreale, selvatico, terroso, minerale che appare già nei vini dell'annata più recente. Non voglio anticipare troppo di quel che dirò, in forma più diffusa e articolata nell'articolo per De Vinis, dove tenterò di raccontare sinteticamente le caratteristiche di ognuno dei 25 vini che più mi hanno colpito. Mi limito ad esprimere il convincimento che il Dolceacqua non sia vino da lungo invecchiamento e che, salvo lodevoli eccezioni (degustato e apprezzato un Bricco Arcagna 1998 di Terre Bianche in splendida forma) dia il suo meglio nei primi due tre anni, con i 2007 ed i 2008 che mi sono generalmente più piaciuti dei 2006 dove qualcuno, soprattutto il Poggio Pini di Tenuta Anfosso e l'Arcagna della Cantina del Rossese di Gajaudo, hanno fatto un figurone. Non ci sono del resto molti motivi, commercialmente parlando, perché il Dolceacqua vada ad inserirsi in uno spazio, quello dei rossi da invecchiamento, già fittamente gremito. Meglio che rimanga, anche a livello di prezzi, generalmente molto corretti e bilanciati, in quella fascia di vino giovane ma con complessità da vino che sembrerebbe avere qualche annetto di più, dove può ben figurare e risultare interessante e appealing per gli enotecari, i ristoratori, gli appassionati di vino più colti ed esigenti. Franco Ziliani
Questi, per concludere, i vini, annata per annata, che mi sono maggiormente piaciuti
Rossese di Dolceacqua 2008
Galeae Ka Manciné Il Bausco (Adriano Maccario) Poggi dell'Elmo Terre bianche Marco Foresti Maccario Dringenberg Caldi Luigi Cantina del Rossese Gajaudo
Rossese di Dolceacqua 2007
Galeae Ka Manciné Serro dei Becchi Ramoino Vigneto dei Pini Poggi dell'Elmo Vigneto Luvaira Tenuta Anfosso Marco Foresti Vigneto Luvaira Maccario Dringenberg Cantina del Rossese Gajaudo Vigneto Savoia Pisano Danila Vigneto Bricco d'Arcagna Terre Bianche A Trincea Mauro Antonio Zino Terra dei Doria
Rossese di Dolceacqua 2006
Vigneto Poggio Pini Tenuta Anfosso Arcagna Cantina del Rossese Gajaudo Vigneto Pian del Vescovo Tenuta Giuncheo Terre Bianche Vigneto Luvaira Marco Foresti |