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5 Maggio 2009
Giulio Ferrari, un must del metodo classico italiano

Nell'ambito del metodo classico sono diversi ormai i vini, prodotti in Franciacorta, piuttosto che in Trentino, Oltrepò Pavese o Alto Adige, che hanno raggiunto livelli qualitativi importanti, ma se si pensa a quale vino abbia veramente raggiunto lo status di classico, di vino di riferimento in questa particolare tipologia, una sola risposta mi appare possibile, ed è il TrentoDoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore prodotto dall'omonima cantina di Trento.
Con oltre trent'anni di storia, una qualità che ha saputo perpetuarsi negli anni sino a diventare una costante, la capacità di proporsi come un "marchio" di riferimento, come un'etichetta "cult", il Giulio Ferrari, o semplicemente il Giulio, come tutti siamo più soliti chiamarlo, rendendo un implicito omaggio al creatore, nel 1902 e a soli 23 anni, della casa spumantistica trentina, (dopo aver studiato dapprima alla Imperial Regia Scuola Agraria di San Michele all'Adige e poi alla celebre Scuola di Viticoltura di Montpellier in Francia e dopo avere lavorato per qualche tempo ad Epernay, nel cuore della Champagne), è il vino che più di ogni altro simboleggia la capacità della scuola spumantistica italiana attiva nell'ambito di quello che una volta veniva tranquillamente definito "méthode champenoise", di confrontarsi, tra diversi che hanno dimensioni e storia ben differenti, con lo storico modello della Champagne.
Prima di tracciare il racconto dell'emozionante degustazione verticale (magistralmente condotta da Roberto Gardini) che partendo dalla giovanissima annata 1999 è discesa a ritroso sino al 1983 è stata proposta, come uno dei momenti clou, nell'ambito della rassegna
Perlage, l'eccellenza del metodo classico, svoltasi recentemente a Madonna di Campiglio per l'organizzazione dell'A.I.S. Trentino, penso sia utile fornire alcuni elementi sulla storia e la genesi di questo vino ormai leggendario.
Giulio Ferrari: la storia 
Il Giulio Ferrari nasce, o meglio, i presupposti per la sua nascita vengono creati nel lontano 1972, quando uno dei fratelli Lunelli, divenuti proprietari della Ferrari quando Giulio decise di passare la mano e di assicurare una continuità alla sua azienda, Mauro, tuttora l'enologo di casa, anche se affiancato dal nipote Marcello, decise, senza informare i fratelli, di incantinare "alcune migliaia di bottiglie di un Ferrari diverso dagli altri". Un blanc de blanc prodotto esclusivamente con uve Chardonnay provenienti dal più alto dei vigneti di proprietà della famiglia, posto tra i 500 ed i 600 metri nell'area del Maso Pianizza, sulla collina a est di Trento, nella zona dove è situata la storica Villa Margon, magnifico complesso cinquecentesco immerso tra boschi e filari di vite che ospitò negli anni del Concilio di Trento cardinali e prelati giunti da tutta Europa.
Fatte assaggiare otto anni dopo, nel 1980, queste bottiglie misteriose, la cui evoluzione Mauro Lunelli aveva attentamente seguito, suscitarono l'entusiasmo degli altri fratelli Lunelli portando alla decisione di affrontare il mercato ed il giudizio degli appassionati di "bollicine nobili" più esigenti con questo che passa per essere anche il primo metodo classico millesimato prodotto in Italia.
Il vigneto di Maso Pianizza 
Quanto al vigneto di Maso Pianizza va ricordato che si tratta di una vigna di oltre una dozzina di ettari impiantata negli anni Sessanta a pergola semplice trentina, con densità di 4500 ceppi ettaro e una resa di due chilogrammi per ceppo, su un terreno a scheletro prevalente, tendenzialmente sassoso, con presenza di ghiaia e argilla esposto a sud-ovest. Diversi i cloni di Chardonnay presenti nel vigneto interamente circondato dal bosco, e irrinunciabile la scelta di utilizzare per il Giulio solo uve provenienti da piante (il vigneto ovviamente viene costantemente rinnovato) che hanno come minimo dieci anni d'età.

La degustazione

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1999

Le note tecniche fornite in occasione della verticale definiscono l'annata 1999, "con una piovosità di 1230 millimetri sopra la media della zona degli ultimi dieci anni" e un'estate "con piogge ben distribuite e abbondanti" che "ha favorito il rigoglio vegetativo dei vigneti". Il risultato, con un'epoca di vendemmia fissata per l'ultima settimana di settembre, caratterizzata da giornate calde e notti molto fresche, è, per quanto si possa veramente giudicare oggi un vino che, trattandosi di un Giulio Ferrari, è assolutamente giovanissimo, nonostante sia proposto con dieci anni d'età, assolutamente convincente.
Colore paglierino verdognolo brillante e luminoso di bellissima vivacità e brillantezza, perlage vivo e sottile, mostra un bouquet ampio, carezzevole e cremoso di grande ampiezza, all'insegna dell'eleganza e della perfetta pulizia, con una mela succosa in evidenza, note di fiori bianchi, alloro, agrumi, cioccolato bianco, accenni minerali a costituire un insieme molto variegato. In bocca l'attacco è deciso, ben secco, nervoso, di grande slancio e consistenza, con equilibrio, piacevolezza, grande freschezza, nerbo ben salato e una fresca acidità ben calibrata con il frutto. Finale lungo, vivo, su note di mandorla e agrumi canditi.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1994

Anche nel caso del 1994 le note tecniche parlano di una "annata meteorologica caratterizzata da temperature e precipitazioni sopra la norma", con una "estate calda che ha favorito la maturazione delle uve con netto anticipo" (la raccolta è iniziata già nella terza decade di agosto), ma con un settembre "freddo, ricco di piogge, ben 215 millimetri, tre volte la media, sino a renderlo il mese più piovoso dell'anno) che ha reso la raccolta problematica nella sua fase finale.
Ciononostante, con i suoi 15 anni d'età, il Giulio Ferrari 1994 si presenta in grandissima forma all'assaggio, con una bellissima corona e presa di spuma, un perlage sottile e finissimo, un paglierino brillante luminoso e soprattutto un naso finissimo, ampio, fragrante, di grande cremosità ed eleganza suprema, con note di pan brioche, miele, agrumi, frutta secca e ananas, un accenno floreale che richiama la mimosa ed un ricordo di pietra focaia a rendere incisivo il bouquet. In bocca è asciutto, nervoso, scabro ed essenziale, con una materia ricca, buona persistenza, un carattere spiccatamente nervoso, tagliente e una combinazione fresco-sapida che costituisce il carattere distintivo, il "marchio" del vino.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1992

Vendemmia con avvio addirittura il 2 ottobre per questo Giulio 1992 e dati analitici che parlano di "acidità particolarmente sostenuta e giusto equilibrio fra la componente malica e tartarica e tenore zuccherino di 17,60 Babo". Colore paglierino oro splendente, vivo, multi riflesso, mostra un perlage sottile e continuo, ed un naso compatto, caldo, variegato, suadente, di notevole finezza, con una componente fruttata ancora viva (netta la mela e belle le venature di cedro candito e banana caramellata) e una complessità notevole scandita da note di frutta secca, cioccolato bianco, brioche e pandoro, pane biscottato, fiori di camomilla e una leggera speziatura che richiama la cannella. La bocca è inizialmente molto discreta, nervosa, quasi tagliente, con un'acidità pronunciata che "spinge", ma poi il vino di de-contrae, si distende progressivamente sul palato, avvolgente, setoso, vellutato, quasi rotondo, con una persistenza lunga e una pienezza che conquistano.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1989

Da "libro dei sogni" l'andamento climatico di quest'annata, caratterizzata da una piovosità nella norma di poco superiore ai 900 millimetri, ben distribuita, in maniera ottimale, nei mesi estivi, tale, insieme alle temperature nella media, da favorire una evoluzione della maturazione delle uve completa e ideale. Il primo aspetto che stupisce in questo Giulio Ferrari di vent'anni è il colore, spettacolare per vivacità, brillantezza, integrità, un paglierino dorato splendente, trionfante e solare da standing ovation.
Molto interessante e soprattutto complesso anche il naso, integro, compatto, ben secco, con aromi terziari che tendono a svilupparsi evidenziando in sequenza note di agrumi, frutta secca, miele, alloro, ananas, cedro, cioccolato, caffè, incenso e spezie orientali, crosta di pane e una mineralità così spiccata, più da natfa che da semplice pietra focaia che richiama addirittura il Riesling. La bocca è piena, asciutta, nervosa, ma poi si allarga progressivamente mostrando una pienezza, una succosità del frutto, un palato, tra il biscottato ed il citrino, di assoluta vivacità, all'insegna di una freschezza e di una vitalità superlative, di un'integrità che non può che lasciare stupefatti...

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1986

Annata dalla piovosità molto bassa (solo 758 millimetri), in larga parte concentrata in aprile, maggio e luglio, il 1986, con un andamento climatico estivo che ha costretto a fare ricorso all'irrigazione di soccorso. Elevato tenore di acidità fissa nelle uve, tali da assicurare la longevità dei vini. Colore vivo, splendente, brillante, un bellissimo paglierino-oro, il vino mostra un naso assolutamente misterioso, complesso e particolare, giocato su note selvatiche, di sottobosco, in evoluzione addirittura di tartufo e funghi secchi e liquirizia, ad accompagnare una componente di spezie orientali, di miele e cioccolato, e soprattutto una vena tra il minerale ed il marino-iodato.
La bocca è ampia, carnosa, molto succosa, con una materia fruttata ancora viva e ben espressa; il vino è rotondo, pieno, con vinosità accentuata, con acidità equilibrata ma presente e una grande freschezza e ricchezza di sale.

Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 1983

Ed eccoci, con l'ultimo vino di questa emozionante verticale, discesi a ritroso sino ad oltre 25 anni orsono, al lontano 1983 quando si ebbe, dopo una primavera con temperature inferiori alla norma e precipitazioni abbondanti, un'estate molto calda con poca pioggia, tale da causare fenomeno di stress idrico in vigna. I dati analitici sulle uve effettuati ad inizio vendemmia evidenziavano "gradazioni zuccherine e acidità piuttosto basse", che poi ebbero una positiva evoluzione soprattutto nella particolare situazione di media alta collina del Maso Pianizza, tale da indurre a parlare allora di vendemmia "con caratteristiche qualitative buone".
Colore paglierino oro acceso, di grande splendore e senza nessun accenno di stanchezza o di degradazione, il vino mostra un naso suadente, con uno spiccato carattere fruttato, e una crescente complessità nel bicchiere, dove si sviluppano via via note di spezie orientali, camomilla, resina, cera d'api, agrumi, pesca gialla, una bellissima componente minerale e persino un accenno che richiama la menta. In bocca, nonostante l'età il vino è ancora pieno d'energia, largo, pieno, carezzevole e suadente sul palato, dotato di un nerbo saldo, di un'acidità scattante, di una grande godibilità e piacevolezza ed un finale vivo che ricorda la mandorla. Cosa chiedere di più ad un metodo classico, ad un TrentoDoc, di oltre 25 anni ?
 
Franco Ziliani  



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