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26 Febbraio 2009
Brunello 2004: una qualità inferiore alle aspettative

C'era grande attesa tra appassionati e osservatori, dopo l'annus horribilis contrassegnato dalla commercializzazione della non certo trascinante e poco appetibile annata 2003, dallo scoppio e dal protrarsi per tutto il 2008 dello scandalo del Brunello e dall'evidenziarsi in tutta la sua gravità della crisi economica diventata drammatica nel biennio novembre-dicembre soprattutto in un mercato chiave come gli Stati Uniti, per l'appuntamento dei Benvenuto Brunello, prima uscita ufficiale della nuova annata 2004.
Il rating (massimo) di cinque stelle attribuito a questo millesimo, una scoperta volontà di voltare pagina dopo le polemiche e di lasciare che sia finalmente il vino con le sua qualità a far parlare di Montalcino, e un indubbio interesse mostrato alla vigilia dagli operatori per un vino potenzialmente all'altezza del proprio blasone, rappresentavano altrettante ragioni per rendere l'appuntamento ilcinese del 20 e 21 febbraio un momento memorabile.
Reduce dagli assaggi - troppi nel troppo poco tempo a disposizione, ma questo è un discorso vecchio relativo a tutte alle anteprime delle nuove annate, che propongono i vari vini, anche i più importanti, in condizioni tutt'altro che ottimali, con un periodo insufficiente di affinamento trascorso dall'epoca di imbottigliamento - di qualcosa come 170 e più vini tra Brunello annata e selezioni di singola vigna, l'impressione che ho tratto è, nel migliore dei casi, di un'annata difficile da inquadrare, ancora bisognosa di molto tempo per esprimersi appieno, e nel peggiore di un'annata sopravvalutata o dove solo una minoranza di aziende, per motivi vari, sono riuscite a presentare vini realmente all'altezza delle aspettative.
Nelle sue dichiarazioni della vigilia di Benvenuto Brunello il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino aveva presentato il Brunello 2004 come "un vino caratterizzato da grande eleganza", rivendicando il fatto che il distretto di Montalcino avesse chiuso positivamente il 2008 e che "nonostante la difficile congiuntura economica" il Brunello avesse tenuto "nei mercati di tutto il mondo, confermando le proprie posizioni nei principali Paesi di riferimento".
Non voglio entrare nel merito, almeno finché i numeri ufficiali e definitivi dell'export 2008 dei vini di Montalcino saranno finalmente resi noti, su come sia andato, in Italia e soprattutto all'estero, dei vini di Montalcino, Brunello in primis, ma quanto alla "eleganza" sbandierata non posso che lamentare che a mio avviso se n'è individuata traccia e chiara testimonianza solo in una ristretta minoranza di campioni.
Che cos'è un vino "elegante"? A mio parere è un vino che assomma in sé dosi di complessità, di finezza e armonia, che mostra un equilibrio, una variegata gamma espressiva, una ricchezza di sfumature e alla fine una piacevolezza tali da conferire "classe" e importanza. Dirò di più, nel caso del Brunello di Montalcino e non di un vino qualsiasi, la grandezza, quando esiste, non può non tradursi in una scoperta gioventù dei vini in questa fase, con spigolosità, eccessi tannici, qualche squilibrio, e nella loro capacità di mettere in evidenza una naturale attitudine ad evolvere positivamente nel tempo, grazie ad un potenziale di evoluzione.
Bene, salvo una ristretta minoranza di vini, direi 30-40 vini massimo (ad essere molto generosi) su 150, per la maggioranza degli altri quanto ad eleganza, complessità, capacità di invecchiare bene e di diventare ancora migliori si sono avute ben poche tracce. Pur non essendo stati presentati, deo gratias, campioni da botte, ma solo vini regolarmente imbottigliati, da quanti mesi non si sa bene, moltissimi campioni, troppi, hanno presentato riduzioni, carenze di pulizia, note verdi e vegetali, quando non fecciose o rifermentative, per tacere dei consueti eccessi di legno (a dimostrazione che i fan della barrique e delle tostature spinte continuano ad essere molti e agguerriti), sovra estrazioni, assolutamente intollerabili e lontane anni luce di ogni idea di eleganza.
E che dire del carattere asciutto, amaro, astringente, nonché del gusto stranamente polveroso, come se fossero presenti a livello di corpo estraneo tannini aggiunti o chissà che, di tanti vini che con la piacevolezza, ovvero con la calibrata sintesi di frutto, tannino, acidità, sapidità, sostanze minerali ed estratti, c'entravano come i "cavoli a merenda"?
Come spiegare la stranissima sensazione ricavata di trovarsi di fronte a vini ancora largamente in fieri, frutto di un work in progress ancora in corso, di un ampio e forse eccessivo lavoro in cantina speso per dare loro un'identità e una "presentabilità"?
La cosa più sorprendente, trattandosi di un'annata annunciata come "grande", e di un vino come il Brunello, che sino a prova contraria, seppur tenendo conto dello stil novo modernista e della scoperta volontà di rendere i vini appealing e gradevoli anche da giovani, è e deve essere un vino rosso a gittata lunga, capace di evolvere e di reggere nel tempo, di "complessizzarsi", di acquisire un'ampia gamma di sfumature aromatiche e gustative, è il vastissimo numero di vini, presentati a Benvenuto Brunello, che apparivano, manco il 2004 fosse un'annata calda come il 1997, il 2000 o il 2003, assolutamente pronti, caratterizzati da un fruttato maturo, da note evolutive, da eccessi alcolici, vini rotondi, piacioni, unidimensionali, carenti di profondità e complessità, dalle trama tannica molto essenziale, privi di nerbo, di carattere, con poca freschezza e sapidità, dallo scarso dinamismo, vini in molti casi molli che tendono a "sedersi" e non hanno scatto.
Vini "a corta gittata", molto semplici, ai quali con molta difficoltà si può pronosticare una possibilità la possibilità di reggere e di svilupparsi nel tempo, vini in molti casi carenti di polpa e di struttura, troppo essenziali, con statura più da Rosso di Montalcino che da Brunello, per accreditare l'idea di un 2004 non solo come annata da "cinque stelle" ma come grande annata da ricordare, come quei 2001, 1999, 1995, 1990, 1985, che in tempi recenti hanno fatto la nobilitate e hanno contribuito a determinare la leggenda del grande vino base Sangiovese di Montalcino.
Non sono mancati, sia tra i vini presenti a Benvenuto Brunello (Il Colle, Fuligni, Gianni Brunelli, Lisini, Sesta di Sopra, Uccelliera, Le Macioche, Col d'Orcia, Il Poggione, Pietroso, Mastrojanni, Capanna, San Giacomo, Sesti, Tenuta Le Potazzine, Caprili, San Lorenzo, Il Poggione, ad esempio i primi nomi che mi vengono in mente), sia tra quelli presentati altrove (Fonterenza, Pian dell'Orino, Salicutti, Stella di Campalto) o che io ho avuto modo di degustare privatamente (Biondi Santi e Case Basse), valide dimostrazioni di come l'annata 2004 abbia consentito di ottenere vini di notevole complessità, multidimensionali, sfaccettati, di grande articolazione, salda struttura tannica, e dotati di un potenziale d'evoluzione all'altezza della fama del Brunello, ma si può essere soddisfatti e gridare alla "grande annata", al millesimo memorabile, quando tanti vini, la maggioranza, lasciano a desiderare?
Franco Ziliani



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