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4 Dicembre 2008
Export in calo per i vini toscani: quanto ha pesato lo “scandalo del Brunello”?

Giunti ormai a dicembre è lecito chiedersi se l'affaire Brunello, lo scandalo del Brunello di Montalcino scoppiato ormai sette mesi fa, abbia condizionato l'andamento dell'export non solo del celeberrimo vino base Sangiovese ma del vino toscano in genere nel corso del 2008?
Di questo tema, crediamo di fondamentale importanza, non si accenna (e questo non è una sorpresa) nello spazio istituzionale, ovvero sul
sito Internet del Consorzio del Brunello di Montalcino e tantomeno nello spazio, di recente creazione, intitolato "A proposito di Brunello. Filo Consorzio dal Consorzio del Brunello di Montalcino", ma spunti, a differenza di quel che succedeva negli anni precedenti, con report relativi all'andamento nel primo semestre 2006 e 2007, non troviamo nemmeno su In Toscana.it Portale ufficiale della Toscana che a questo argomento, legato all'economia di un comparto importante come quello vitivinicolo, dovrebbe essere interessato.
Dobbiamo pertanto essere grati al principale quotidiano economico italiano, il Sole 24 Ore, che in una paginata nello spazio Agroindustria dedicata all'andamento dell'export vinicolo italiano (vedi qui allegato ) pubblicata sabato 29 novembre, aperta dal titolo, poco rassicurante, di "Il Piemonte salva il vino italiano La crisi mondiale pesa sull'export ma la nostra offerta soffre meno di altre" ci offre finalmente spunti di riflessione.
Questo grazie ad un articolo da Firenze firmato da Silvia Pieraccini dal titolo "Toscana: in difficoltà anche il Gallo Nero". E' sorprendente che in questo articolo non si faccia assolutamente menzione delle parole Brunello e Montalcino, come se "le difficoltà di mercato dei vini toscani, e soprattutto delle etichette di qualità, che trainano l'export" di cui si parla non riguardassero il mitico vino base Sangiovese (così almeno prevede il disciplinare vigente) della località che ha dato i natali a Clemente Santi e Ferruccio Biondi Santi.
Nell'articolo testualmente si legge: "Prima la frenata, ora la retromarcia. Si aggravano le difficoltà di mercato dei vini toscani, e soprattutto delle etichette di qualità, che trainano l'export. Tra gennaio e agosto del 2008 le vendite all'estero di bottiglie Doc e Docg (i cosiddetti Vqprd) hanno segnato -4,2% in valore e -9,2%in quantità (dati Istat) per i vini rossi, che rappresentano l'eccellenza del territorio, e, rispettivamente, -8,5% e -20,8% per i vini bianchi, che però costituiscono una nicchia.
«Le esportazioni di vini di qualità nei primi otto mesi del 2008 azzerano gli incrementi dello scorso anno e riportano l'export sui valori del 2006», spiega Francesco Felici dell'Irpet (Istituto regionale di programmazione economica toscana). Il primo imputato è il mercato americano, che assorbe il 35% dell'export,ma preoccupa anche la perdita di quote in Germania, inarrestabile da più di 5 anni. Il calo dei principali mercati di sbocco non è attenuato dai Paesi emergenti, che segnano grosse contrazioni dopo i forti incrementi degli anni passati.
Se stentano i mercati esteri, che assorbono il 65% del giro d'affari, non brilla neppure il mercato domestico. «Fino a Maggio le cose sono andate bene -spiega Giuseppe Liberatore, direttore del Consorzio del Chianti Classico,che ieri ha approvato le modifiche al disciplinare del "Gallo nero", per aumentare i controlli e la tutela dei consumatori -. I problemi sono arrivati in estate, con la crisi mondiale dei consumi Quest'anno perderemo circa il 10%, ma non serve abbattersi; bisogna lavorare per recuperare sia negli Usa che nei Paesi emergenti».
Il fattore di criticità dei vini toscani, secondo l'Irpet, è rappresentato dal prezzo, mediamente più alto rispetto ai vini di altre regioni. «I problemi maggiori li ha la denominazione Chianti, che nell'ultimo anno ha ridotto del 15% le bottiglie vendute», spiega Giuliano Giuliani, presidente del consorzio Le Chiantigiane, che imbottiglia vino conferito dalle cantine».
In questo contesto di mercato, le aziende cominciano a ridurre i listini. «Le vendite del Nobile di Montepulciano per adesso reggono, ma i prezzi sono in leggera discesa - dice Paolo Solini, coordinatore del Consorzio - per compensare i cali di Usa e Germania ci stiamo spostando verso il Nord Europa".
Letto l'articolo e letta la parte compresa nell'articolo introduttivo di Nicola Dante Basile che testualmente recita "Per quanto riguarda i Paesi di destinazione,è indubbio che a pesare sul risultato totale abbia influito il forte rallentamento della domanda nei Paesi dell'area dollaro. Al riguardo l'ufficio Ice di New York ha rilevato che l'Italia nei primi nove mesi ha esportato 161 milioni di ettolitri,con un calo del 6%", è difficile credere che a questo calo dell'export di vino toscano non abbiano dato un deciso e pesante contributo lo scandalo del Brunello, la cattiva immagine che il vino di Montalcino ha innegabilmente dato in questi mesi, il minacciato e poi rientrato (così ci è stato detto) blocco delle importazioni negli Stati Uniti, la prudenza di molti importatori, soprattutto i più piccoli, nell'importare e quindi distribuire vini che poi avrebbero potuto risultare, perché le indagini sono ancora in corso e la Procura di Siena non ha ancora reso noto se e chi rinviare a giudizio e se e chi prosciogliere, essere prodotti non solo con uve Sangiovese in purezza.
Leggendo questo articolo si ha quasi l'impressione che secondo una certa corrente di pensiero ed un passa parola dettato da chissà chi sia meglio non indugiare sugli effetti, economici e commerciali, che lo scandalo del Brunello, mesi di indecisioni, decisioni sbagliate, segnali controversi, ha sicuramente arrecato all'immagine e alla credibilità non solo del vino ilcinese, ma per esteso, di tutto il vino toscano. Che nel corso del 2008 ha visto altri problemi e scandali di portata minore toccare anche altre denominazioni, dal Chianti Classico al Vino Nobile di Montepulciano.
Prima o poi, lo si voglia o meno, i numeri bisognerà darli, magari in occasione del prossimo Benvenuto Brunello, vetrina istituzionale prevista, come ogni anno, in febbraio a Montalcino, e non ci si potrà nascondere dietro ad un dito o tergiversare e temporeggiare, se le statistiche indicheranno, com'è naturale e logico prevedere, che un calo di vendite, legato non solo all'annata non trascinante in commercio, il 2003, ma a tutto quanto è successo, c'è stato.
Nell'articolo relativo all'andamento dell'export del vino toscano di Montalcino nessuna traccia, non pervenuto, argomento tabù, ma fortunatamente in un'altra parte della pagina del Sole 24 Ore, quella relativa all'andamento dell'export della zona vinicola italiana che contende il primato qualitativo alla Toscana, il Piemonte, all'affaire ilcinese si fa riferimento, laddove scrivendo di cose piemontesi e titolando da Torino "Barolo e Barbaresco trascinano l'export" l'autore Augusto Grandi scrive: "Export per 380 milioni di euro e una crescita del 17,3 per cento. Il primo semestre del 2008 premia il vino piemontese ma le preoccupazioni per la seconda parte dell'anno non mancano. Soprattutto perché l'exploit è stato «favorito da una serie di cause che - secondo Piero Coppo, titolare dell'omonima azienda vinicola di Canelli (Asti) - spaziano dalla crisi d'immagine del Brunello di Montalcino al riconoscimento del 2004 come un'annata strepitosa per il Barolo, il vino di maggior immagine per il Piemonte». Ma crescono anche gli altri grandi rossi".
Se "della crisi d'immagine del Brunello di Montalcino" parlano, non per maramaldeggiare o per godere dei danni altrui i produttori piemontesi, perché dell'influenza che sul calo delle esportazioni di vini di qualità toscani che "nei primi otto mesi del 2008 azzerano gli incrementi dello scorso anno e riportano l'export sui valori del 2006", ha avuto quanto è purtroppo accaduto a Montalcino non se ne può parlare e discutere tranquillamente, con serenità, analizzando i fatti, traendo le debite lezioni dagli errori compiuti, anche nel terra del Brunello?
P.S. l'autrice della parte dell'articolo relativa ai vini toscani, Silvia Pieraccini, tiene a precisare che "il Consorzio del Brunello non ha risposto alla mia richiesta di conoscere l'andamento del mercato e la situazione dell'export"
Franco Ziliani



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