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4 Novembre 2008
Ezio Rivella giudica (e critica) il voto dell’assemblea dei soci del Consorzio del Brunello

Lunedì 27 ottobre, con un voto pressoché unanime (pari al 96%), i produttori soci del Consorzio del Brunello di Montalcino riuniti in assemblea hanno deciso di dire no a qualsiasi ipotesi di modifica del disciplinare del celeberrimo vino ilcinese e di continuare a produrre un Brunello, ma anche il Rosso di Montalcino, esclusivamente con uve Sangiovese proveniente dall'area di Montalcino.

Una decisione clamorosa, quasi inattesa, che ha suscitato (leggete qui e ancora qui) qualche perplessità per le sue dimensioni e reazioni un po' in tutto il mondo (leggere qui e ancora qui), ma che dovrebbe aver sancito la volontà diffusa del mondo produttivo di porre fine a tanti discorsi sulla necessità di cambiare "le regole del gioco" e di prevedere per il futuro un Brunello di Montalcino aperto anche ad un contributo di altre uve.

Tra i più tenaci sostenitori di questa necessità di adottare un "disciplinare elastico" e di pensare un Brunello che consenta ad ogni marchio all'interno della Denominazione di "personalizzare la propria produzione", si è sicuramente distinto, per chiarezza d'intenti e coerenza, continuando a sostenere una tesi, quella della necessità del cambiamento, più volte espressa in dichiarazioni e interviste e anche nel corso del "Faccia a faccia" sul Brunello di cui è stato protagonista (leggete qui gli echi e i commenti all'incontro) lo scorso 3 ottobre presso l'Università di Siena, il cavalier Ezio Rivella, ex presidente dell'Associazione enologi italiani, dell'Associazione mondiale degli Enologi, del Comitato nazionale Doc, dell'Unione Italiana Vini, ed ex vice presidente dell'O.I.V. nonché per lunghi anni amministratore delegato della più grande azienda di Montalcino, Castello Banfi.
Rivella, autore di un libro, Io e Brunello, che ricostruisce il suo lungo percorso professionale e umano e delinea una storia di Montalcino negli ultimi trent'anni, non ha condiviso le decisioni dei produttori di Brunello, come rivela chiaramente in questa lunga intervista che mi ha concesso, dove conferma le sue tesi e dice la sua, con innegabile chiarezza, sulla situazione attuale e sul futuro del più celebre vino toscano e italiano.
f.z.

Cavalier Rivella, come giudica il voto dell'assemblea dei soci del Consorzio del Brunello di Montalcino di lunedì, che con maggioranza quasi "bulgara" ha respinto ogni ipotesi di cambiamento del disciplinare del Brunello e del Rosso di Montalcino e ha ribadito la formula classica 100% Sangiovese?
Io penso che c'è solo da piangere per il Brunello e per il suo futuro! A Montalcino è successo un disastro, per non avere avuto l'avvedutezza di prevedere, in tempi non sospetti, una semplice disposizione produttiva, che si chiama "disciplinare elastico", che è l'unico che funziona, e dovrebbe essere adottato da tutte le Denominazioni, importanti e no, perchè l'esperienza ha dimostrato che il solo in grado di innestare il processo virtuoso di confronto e miglioramento qualitativo della produzione. "Il Brunello di Montalcino, (ed il Rosso di Montalcino, che è una produzione di ricaduta), deve contenere almeno l'85% - 90% di uva Sangiovese. Completamento con altre uve a bacca rossa coltivata a Montalcino".
Una cosa semplicissima, prevista dalla legge e che rientra nella piena facoltà dei produttori stabilire! Questo avrebbe evitato il disastro, ma non è stato fatto. Intanto non è che è successo niente: un anno di inchiesta della Procura, decine di esperti in campo, stuoli di avvocati (costosissimi), importanti aziende paralizzate, alcune con perdite rilevantissime, tanto da minarne la sopravvivenza economica, e soprattutto completamente scossa la reputazione del Brunello sui mercati, azzerata l'immagine del vino che era il numero uno in Italia.
Come risponde la comunità dei produttori di Montalcino? Anziché condurre un esame approfondito del fenomeno e studiare come gettare le basi per il rilancio futuro, si lancia una crociata sulla purezza 100% del Sangiovese, incitando i produttori alla rissa, sicura premessa di ulteriori disastri. Ancora una volta si è deragliati su una questione ideologica, (l'eterna confusione tra tipicità ed origine), che, sul piano pratico non risolverà nulla, perché è un errore appoggiarsi interamente sulle virtù dubbie di un vitigno, anziché sui valori del territorio e dei suoi produttori.
Cosa risponderanno i produttori di Montalcino, quando si sentiranno dire che la Toscana è piena di Sangiovese 100%, tutti più o meno buoni, ma soprattutto molto meno costosi? Senza il piedistallo del suo mito, dove si fermerà il prezzo del Brunello? Qualcuno ha fatto qualche inchiesta tra i consumatori, per stabilire cosa sia importante, ed è emerso che: 1) il vino deve essere molto buono 2) deve essere venduto ad un prezzo abbordabile 3) deve rappresentare egregiamente il territorio del Sangiovese 100% nessuno si dispera!

A suo motivo, stando ai numeri, si deve davvero concludere che non esista una percentuale di produttori persuasi, come lei ha più volte pubblicamente e chiaramente detto, che per il Brunello sia più opportuno adottare un "disciplinare elastico" che consenta non solo di lavorare con il Sangiovese in purezza ma di aggiungere una quota di altre uve del territorio di Montalcino?
In altre parole, lei crede che i produttori di Montalcino si siano espressi con sincerità nel loro voto o che siano stati in qualche modo (e da cosa?) influenzati nelle loro decisioni?
Buona parte dei produttori hanno dimostrato di  "capire il giusto", come si dice da queste parti. Molto patetica, poi, la sfilata dei nomi " Grandi Marche", molti pesantemente coinvolti nell'inchiesta, che hanno manifestato tutta la loro "fede" nel "Sangiovese 100% ": perché l'hanno fatto?
Per compiacere Ziliani che era apertamente contrario al cambiamento del disciplinare? Mi pare eccessivo!
Forse per inginocchiarsi di fronte alla "bestia" dell'opinione pubblica locale, e dire che, in fondo, c'è stato un incidente di percorso, ma loro sono dei bravi ragazzi! Assoluta la latitanza del Consorzio, che non ha neppure capito il problema ed illuminato i produttori su effetti e conseguenze.
Si è preferito concentrarsi sulla questione "Sangiovese 100%" presentata come vincente, quando invece il peso sul mercato è irrilevante: una questione legata al passato, e non al futuro.

Per quali motivi, a suo parere, non é emerso chiaramente, non si manifesta pubblicamente, magari seguendo il suo esempio, un "partito" del disciplinare elastico che proponga il cambiamento del disciplinare e la rottura del tabù del monovitigno Sangiovese per il Brunello?
L'esistenza di una inchiesta in corso, non ancora contornata, ha pesantemente condizionato l'espressione di opinioni: tutti si sono affannati a dire che, per carità, loro non hanno neanche mai pensato di sgarrare!
Non si vuole assolutamente catturare l'attenzione della Procura, esponendosi con opinioni o dichiarazioni di intenti. Cosa comprensibilissima, eppure questo partito c'è, lo si assaggia nelle bottiglie, e sarebbe perfettamente legittimo farlo riemergere in futuro, se non altro, per rifondare la coesione tra i produttori.

Lei ritiene che se invece che con voto palese si fosse votato a scrutinio segreto le cose sarebbero cambiate?
Qualcosa sarebbe certamente cambiato, ma non molto. La Crociata era ormai montata ed orchestrata e molti saranno anche convinti di aver preso una storica decisione. "Giù le mani dal Brunello: i produttori rispondono compatti" titolava "La Nazione". Le mani di chi? Probabilmente degli Americani, visto che i Russi a Montalcino ancora non si sono stabiliti! Un'Italietta del ridicolo!
La segretezza del voto doveva essere richiesta proprio per l'esistenza dei procedimenti in corso.

Crede che la lettera d'intenti firmata da 153 produttori rappresentativi del 60% dei voti, resa nota una decina di giorni prima dell'assemblea del 27 ottobre, abbia in qualche modo condizionato l'esito del voto?
La lettera d'intenti ha certamente deciso in anticipo l'esito della votazione.

Si sente di dare un giudizio sull'atteggiamento tenuto dall'azienda di cui lei è stato per anni l'apprezzato Amministratore delegato, Castello Banfi, che qualche giorno prima della votazione in un comunicato stampa chiedeva pubblicamente (leggete qui) "che  il  Brunello di Montalcino dovesse essere prodotto  con  uve  Sangiovese,  con  una minima tolleranza (3%-5%) da includere necessariamente nel Disciplinare di Produzione del Brunello di Montalcino, al  fine di  tutelare i produttori da  eventuali  minime disomogeneità in vigna ed errori umani in cantina" e si proponeva di "sviluppare il  Rosso  di  Montalcino  in  una  denominazione  più  ampia  in  cui il Sangiovese,  in  assemblaggio  con altre varietà, possa esprimere, con le sue caratteristiche, l´unicità del terroir di Montalcino: Super Tuscan di Montalcino" e poi in sede di votazione non solo ha votato per mantenere il Sangiovese 100% ma in sede di discussione ha ribadito l'esigenza del Sangiovese in purezza? Cosa può essere successo da determinare un simile cambiamento di rotta in pochi giorni?
Io non sono in alcun modo responsabile dei comportamenti della mia ex azienda. Evidentemente anche loro hanno la idee confuse. Questa della tolleranza è un'idea che si è fatta strada da mesi a Montalcino, ma nessuno si vuole fare carico di queste complicazioni. Così pure è assurdo pensare a nuove tipologie di prodotto, che il mercato non richiede. La soluzione, molto semplice e limpida è quella del Disciplinare elastico e le cose più semplici, per giunta già collaudate, sono quelle che funzionano meglio. Bisogna solo avere il coraggio di tradurle in pratica.

Dopo la votazione di lunedì 27 ottobre ritiene che tutti i giochi siano chiusi o ritiene che esistano ancora margini perché il mondo produttivo del Brunello torni a seguire le sue indicazioni e a progettare un Brunello più aperto e meno vincolato da un disciplinare che lei ha più volte definito troppo rigido e sorpassato?
La questione sarebbe anche chiusa (anche se foriera di altre inchieste) se fosse veramente l'aspetto fondamentale della produzione e commercializzazione del Brunello. I problemi in zona sono ben altri! Il Brunello andava, aveva un grosso capitale di immagine, teneva testa ai migliori vini internazionali. Tutto questo è stato "azzerato" dall'inchiesta e dallo scandalo mediatico nello spazio di pochi mesi.
Quanto si riuscirà a recuperare di questo immenso capitale, per utilizzarlo per il futuro? Temo una quota minoritaria, per cui il Brunello diventerà un vino come tanti altri, che si dovrà aprire a gomitate la strada sul mercato. Chi passerà i dieci milioni di bottiglie che erano state orgogliosamente messe in cantiere per i prossimi anni, e sopratutto a quale prezzo?
Il Consorzio è vicino allo sfascio. I principali produttori perdono i pezzi, in senso economico, morale "organizzativo" e sono stretti nel cappio di una inchiesta non conclusa. L'odio e la rivalità sono stati abbondantemente alimentati in occasione di questa vicenda. Come reagirà il mercato? I segnali che arrivano già ora non sono affatto incoraggianti. Vorrei sbagliarmi, ma vedo anni durissimi per il Brunello!

Come vede la situazione attuale e quella futura del Brunello alla luce della votazione di lunedì? Quali sono, a suo avviso, le principali urgenze da affrontare e risolvere?
Temo che la stagione dei saldi, comincerà molto presto a Montalcino. Dove si fermerà la caduta dei prezzi?

Ho sentito in questo periodo, molti piccoli produttori, orgogliosi dei risultati economici raggiunti con le loro diecimila bottiglie che vendono, senza costi, provvigioni, trasporti, ecc. sul piazzale delle loro cantine. Loro sono stati i maggiori beneficiari del grande boom del Brunello. Non hanno mai speso soldi per viaggi a New York, Tokio, Singapore, o anche solo Francoforte, e beneficiano di un mercato che altri hanno creato per loro.
Sarebbe stolto credere che questo mercato è ormai fedele e stabilizzato nel tempo. Così come è apparso può scomparire, nel giro di poche vendemmie! Sarebbe umiliante andare con il cappello in mano ai cancelli della odiata Banfi ad offrire il proprio vino a metà del prezzo: eppure questo può anche succedere. Mai dire mai!
La principale operazione da condurre è cercare di recuperare il più possibile il grande capitale di immagine, dissennatamente sperperato. Occorre riformare quanto prima la coesione tra i produttori, che era stata l'anima vincente del passato. Bisogna porre la qualità della produzione al primo posto, e qui avrebbe aiutato il Disciplinare elastico. Bisogna investire subito, collettivamente, in una grande campagna di rilancio e di promozione del Brunello.
Tutte operazioni che la dissennata condotta della Assemblea in questione ha allontanato dalla portata del comprensorio: tutti contro tutti, un'armata Brancaleone dovrebbe affrontare la rinascita del Brunello.

Per concludere Rivella vuole ribadire le motivazioni, tecniche, enologiche, di marketing, della sua convinta e appassionata presa di posizione a favore di un Brunello di Montalcino dal disciplinare elastico, che possa essere prodotto sia con Sangiovese in purezza sia con il contributo di una percentuale sino al 15% di altre uve?
Avere un Brunello 100% Sangiovese risponde ad un criterio di tipicità, un concetto che non collima con il pregio dell'Origine. La tipicità è un criterio di standardizzazione, che è una caratteristica delle produzioni industriali, non delle D.O.C. di Pregio, che cambiano da un anno all'altro e da un produttore all'altro.
Il Disciplinare rigido tende a far produrre vini tutti uguali, che la competizione spinge fatalmente verso il basso. Il rispetto del Disciplinare diventa una giustificazione per produrre vini scadenti. Un Disciplinare più elastico, che pone un limite minimo all'utilizzo del vitigno base, stimola i produttori alla ricerca qualitativa, e consente ad ognuno di caratterizzare il proprio vino.
Non mi si parli di globalizzazione e di vini tutti uguali, perché il concetto di Origine, di Territorio, di fattori umani (ivi comprese le tecniche produttive) non avrebbero alcun peso. Un vino fatto all'85% di Sangiovese, rimane sempre figlio del Sangiovese. Chi ricerca perfezione nella purezza potrà specializzarsi meglio, chi invece, sul telaio Sangiovese vuole inserire miglioramenti e stili diversi, lo potrà fare. Saranno eliminati gli appesantimenti burocratici, che hanno originato l'inchiesta.
Quello che è importante è che ogni marca all'interno della Denominazione, potrà personalizzare la propria produzione, cercando di fidelizzare la propria clientela: ed il consumatore potrà scegliere! Con una base di lavoro così semplice e limpida, il Brunello di Montalcino potrebbe incominciare a lavorare seriamente per la rinascita.

Intervista a cura di Franco Ziliani

 



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