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Non c’è pace nemmeno a Ferragosto per il mondo del vino italiano e particolarmente toscano! Dopo lo scandalo del Brunello, che al momento conosce un momento di “riflessione” che sembra preludere ad importanti sviluppi settembrini, e dopo l’incubo, teoricamente fugato con il decreto ministeriale (leggi qui) che “permetterà di rafforzare il sistema dei controlli, affidando all’ufficio periferico di Firenze dell’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari il compito di rilasciare la dichiarazione di conformità del vino a Docg Brunello di Montalcino. Sarà compito dell’Icq verificare la tracciabilità delle partite di vino destinate al mercato statunitense”, di un blocco delle importazioni del vino ilcinese negli States, è oggi la volta, come avevano già annunciato rispettivamente la versione online di Wine Spectator ed il wine blog WinoWire, e come ha confermato ieri un dispaccio dell’agenzia Reuter (vedi qui la versione inglese e qui la versione italiana) di Montepulciano e del suo Vino Nobile. Il problema consiste nella verifica della corrispondenza tra quello che viene dichiarato in etichetta e quello che è effettivamente contenuto nelle bottiglie della celebre Docg poliziana, disposto dalla “agenzia americana che si occupa di alcolici - l'Alcohol and Tobacco Tax and Trade Bureau - che ha bloccato l'importazione di alcuni vini italiani e francesi”. Come recita il dispaccio, “l'agenzia federale americana, che approva le etichette applicate sulle bottiglie di vino importate negli Usa, ha negato il via libera a tutti i vini provenienti da Montepulciano e da Saint Emilion. Il portavoce del TTB, Art Resick, non ha voluto specificare quali siano i vini oggetto del blocco delle importazioni rivelando che si tratta di prodotti frutto delle vendemmie 2006 e 2007. "Non è una questione di sicurezza", ha spiegato. "Ma di etichetta. Ci preoccupiamo che i consumatori non siano ingannati", ha aggiunto”. Per chiarire meglio la vicenda occorre ricordare come lo scorso giugno, dopo il caso del Brunello di Montalcino, anche il vino Nobile di Montepulciano fosse finito nel mirino delle forze dell'ordine con la Guardia di finanza che ha effettuato dei controlli a tappeto nelle cantine della zona del Senese riscontrando illeciti in due aziende per le quali si ipotizza il reato di frode in commercio. Per “non sapere né leggere né scrivere” e per non correre rischi, anche se come ha dichiarato ieri alla Reuter il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Federico Carletti "le aziende (coinvolte) hanno risolto tutti i loro problemi: probabilmente c'e stato un taglio con uve non consentite", confermando poi in una dichiarazione alla stampa che “In relazione alle notizie giunte dagli Stati Uniti, essendo in contatto con il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Luca Zaia, posso affermare che il Ministro stesso, in stretta collaborazione con gli uffici governativi e l’ambasciata italiana in Usa, si sta adoperando per comprendere e risolvere la questione”, il TTB ha deciso di bloccare cautelativamente le importazioni di Vino Nobile. Proprio come ha fatto, spostandosi sul fronte francese, con i Saint Emilion, ma per una ragione diversa, effetto della contestazione fatta da un tribunale di Bordeaux alla classificazione del Grand Clu Classe del 2006 e del Premier Cru Classe, dicendo che non rispettavano i criteri previsti e non ad episodi di arrangiamento e aggiustamento furbesco dei vini. Molto probabilmente, anche in questo caso, si troverà rapidamente una soluzione ed in una dichiarazione presente sul sito Internet delle Politiche Agricole e Forestali il ministro Zaia afferma testualmente “Sono già al lavoro per il Nobile di Montepulciano e cercherò di chiarire e risolvere la situazione in tempi brevi. In queste ore sto cercando di contattare gli americani per trovare una situazione immediata e tempestiva a questo nuovo caso dopo quello del Brunello. Vorrei subito chiarire, però, che non è un caso di sicurezza alimentare. Da fonti statunitensi abbiamo saputo che si tratta di un caso che riguarda una zona circoscritta. Ribadiamo che la qualità del Montepulciano è ottima, ma se qualcuno ha sbagliato pagherà, senza che questo, però, metta a repentaglio il lavoro di quei produttori onesti che rispettano le regole”. Resta però il fatto, incontrovertibile, che o le più note Docg toscane (anche nel Chianti Classico nel recente passato diverse aziende sono finite sotto inchiesta per pratiche di cantina non regolamentari) sono sfortunate e hanno urgente bisogno di “farsi benedire”, oppure c’è qualcosa che non funziona, che è andato fuori controllo, che ha urgente bisogno di essere rivisto, corretto, riportato alla normalità e alla correttezza nel sistema vitivinicolo toscano. Basta degustare con attenzione un po’ di vini compresi nelle denominazioni che hanno fatto e fanno la storia e la nobilitate della Toscana enoica per accorgersi, parlano i colori dei vini, i loro profumi, il loro gusto, che non possono corrispondere al dettato dei disciplinari, che parla nel caso del Brunello e del Rosso di Montalcino di Sangiovese (di Montalcino, ça va sans dire, c’è tanto Sangiovese in giro per la Toscana e anche in Puglia!), 20% massimo (e non di più!) di altre uve a bacca rossa oltre al Sangiovese per il Chianti Classico, Sangiovese (denominato a Montepulciano Prugnolo gentile) per un minimo del 70%, oltre a Canaiolo nero fino ad un massimo del massimo 20%, e fino ad un massimo del 20%, i vitigni raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Siena, per il Vino Nobile di Montepulciano. Negli ultimi quindici anni e forse più l’enologia e la produzione vitivinicola toscana per vari motivi, per compiacere determinati mercati, per realizzare prodotti che risultassero più appealing e conformi al gusto e all’idea del vino di influenti wine writer e opinion leader, perché veniva più comodo che lavorare duramente in vigna con il Sangiovese, perché determinati enologi consulenti preferiscono realizzare in questo modo, con collage e patchwork di uve e vini vari, provenienti anche da fuori zona, le loro “creazioni”, perché una consuetudine all’assemblaggio, alla cuvée fa parte, Brunello a parte, della tradizione vitivinicola toscana sin dai tempi del Barone di ferro Bettino Ricasoli e della sua “formula” del Chianti, il mondo del vino toscano ha giocato, alla Inzaghi, sul limite del fuorigioco, ha preso disinvoltamente varie scorciatoie. In altre parole non ha sempre rispettato le regole, anche se i risultati, commerciali, di immagine, mediatici, hanno talvolta dato ragione a queste scelte spericolate. Ora però, quando il consumatore ha dato chiari segni di essersi stancato dell’innovazione e della sperimentazione spesso fine a sé stessa (possibile che mentre nel bordolese nessuno si sia mai sognato di utilizzare il Petit Verdot in purezza qualcuno abbia pensato “bene”, nella Costa Toscana, di produrne uno?), e chiede sempre più chiaramente Chianti Classico che sappiano di Chianti e di Sangiovese e che non scimmiottino i Super Tuscan, Brunello dal profumo inconfondibile di Sangiovese di Montalcino, eleganti, sinuosi, dotati del giusto corredo tannico e non ammorbiditi, arrotondati e rinciccioniti in varia maniera, Vino Nobile che mostrino di essere degni di questo nome e non parodie di grandi vini, è ora di fermare le macchine, fare una doverosa riflessione e tornare all’aureo buon senso. Questo non solo perché le indagini impazzano, perché la Magistratura vuole vederci chiaro nel mondo, non proprio trasparente, del vino toscano e italiano, perché le analisi dei vini si fanno sempre più attente e sofisticate, perché i mercati esteri ed in particolare quello americano, e le autorità di controllo come il TTB non gradiscono essere presi per il naso, ma perché è ora di finirla con le furbate, e perché come ha scritto splendidamente un agricoltore e viticoltore chiantigiano, Andrea Pagliantini, animatore del bel blog del Campino del Paiolo, “c’è per forza un modo diverso di fare le cose, un modo etico e morale che dipende soprattutto dai proprietari delle aziende, che pur di vendere si affidano al mago Zurlì di turno pompato dalla stampa, dalle stelle e dai bicchieri. Ed essere onesti, non deve mai più essere sinonimo di essere bischeri, ma una medaglia da appuntarsi sul petto ed andarne fieri ogni giorno della propria vita”. E dette da un toscano, da un chiantigiano, pardon, sono parole sacrosante, che valgono il doppio. p.s. Nel corso della giornata anche l'edizione on line del Corriere della Sera ha ripreso la notizia del momentaneo blocco alle importazioni di Vino Nobile di Montepulciano. Leggi qui Franco Ziliani |