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27 Gennaio 2008
Anteprima Amarone della Valpolicella 2004 a Verona

Interessante ed istruttiva l’Anteprima dell’Amarone della Valpolicella 2004 che si è svolta a fine gennaio a Verona presso il centralissimo Palazzo della Gran Guardia di Piazza Bra per l’organizzazione del Consorzio per la Tutela dei vini Valpolicella. Un centinaio di giornalisti italiani e stranieri hanno potuto degustare 70 campioni del più trendy dei vini della Valpolicella (alla degustazione, va ricordato, mancavano però i vini di produttori come Allegrini, Masi, Dal Forno, Le Ragose, Quintarelli, Fattoria Garbole, Villa Spinosa, Le Salette, Begali, Viviani, Marion, Brunelli, Mizzon, Villa Monteleone, Bolla, per citare solo i nomi più noti) quello che nel breve giro di dieci anni di storia produttiva è passato dal milione e mezzo di bottiglie del 1997 ai 5 milioni e settecentocinquantamila del 2004 (dati comprensivi anche del Recioto) agli 8 milioni trecentocinquantamila previsti dell’annata 2007. Prima di addentrarci nel racconto di quello che abbiamo assaggiato e degli stili e degli orientamenti emersi, penso sia utile analizzare alcuni dati che vanno a costituire la “carta d’identità” della Valpolicella oggi.
5.839 ettari
di superficie vitata iscritti all’albo del Valpolicella
2.470 aziende iscritte all’albo del Valpolicella
1.226 aziende che producono uva per l’Amarone
390 fruttai per l’appassimento dell’uva
90 milioni di euro il valore totale delle uve prodotte
5 cantine sociali operanti in zona di produzione
148 aziende imbottigliatrici
fuori dalla zona di produzione
165 aziende vitivinicole di filiera in zona di produzione
24 nuove aziende vitivinicole di filiera nate negli ultimi 6 anni
170 milioni di euro il valore delle giacenze di Amarone
220 milioni
di euro il fatturato complessivo della DOC Valpolicella
ettari vitati suddivisi per il 53% in collina, per il 23% nella fascia pedecollinare, per il 24% nelle zone di fondovalle
rinnovo della superficie vitata dal 2001 al 2007 pari al 32%.
Infine i dati più impressionanti:
produzione uve Valpolicella in mln. Kg: 1997: 49,8 – 2001: 56,5 – 2003: 60,4 – 2004: 61,5 – 2005: 59,9 – 2006: 66,3 – 2007: 68,7
produzione uve Valpolicella per appassimento (Amarone e Recioto) in mln. Kg: 1997: 8,2 – 2001:12,7– 2003: 16,2– 2005: 15,9 – 2006: 23,6 – 2007: 25,7.
Nella sua presentazione, che ha preceduto la degustazione (che poteva essere effettuata sia alla cieca, come chi scrive ha scelto, oppure scegliendo fior da fiore dalle bottiglie disponibili, oppure spostandosi nelle sale dove ogni produttore disponeva di una propria postazione d’assaggio),
il presidente del Consorzio Valpolicella Emilio Pedron ha parlato apertamente dell’Amarone della Valpolicella come di “un vero e proprio fenomeno sia in termini di consumi che di notorietà”, di un “successo” dell’Amarone, della positività e nella forza di dati, la produzione di uve, la produzione di uve destinate all’appassimento, la stima di bottiglie di vendute, la sempre minore quantità di uve e di bottiglie destinate ai vini Valpolicella base (non più di un terzo della produzione totale, un terzo è destinato ad Amarone e Recioto ed un terzo alla tipologia Ripasso), che oggettivamente impressionano e vanno interpretate.
Non ho dubbi, conoscendo la preparazione e la capacità manageriale di Emilio Pedron, che sia vero che “la filiera Valpolicella funziona e distribuisce reddito”, che il reddito viticolo di ventimila euro ettaro sia rispettabilissimo, che “é aumentata la solidità strutturale” delle aziende della Valpolicella, che qualcosa come venti esperti agronomi ingaggiati dal Consorzio Valpolicella hanno perlustrato e controllato per cinque mesi vigneti e fruttai, portando al declassamento di 18.000 quintali di uva in appassimento giudicati “non idonei”.
Ed è interessante anche l’assicurazione che nel 2007 invece di “soli” 8.350 milioni di bottiglie se ne sarebbero potute produrre 12...
Pedron ha negato che questa corsa all’appassimento e all’Amarone (della Valpolicella) sia dettata, da “un desiderio di arricchimento veloce” e ha espresso la convinzione che “non c’è alternativa che vendere prodotti di prezzo più alto perché siamo convinti che abbiamo grandi possibilità”.
Da parte nostra vorremmo consigliare di fare attenzione a percorrere l’equazione Amarone della Valpolicella = premium wine (ed i prezzi di tanti, troppi Amarone sono diventati eccessivamente elevati, con una qualità che spesso non giustifica la spesa) perché a fenomeni di errate valutazioni strategico – commerciali abbiamo già assistito ed i tonfi, quando si cade, possono essere rovinosi.
Non riesco invece a condividere l’entusiasmo di Pedron perché non penso assolutamente che tutti i vini proposti in degustazione fossero “buoni” con sfumature e personalità diverse. Questo perché nel mio assaggio ho trovato tanti vini non buoni, assolutamente non appealing, paradossali, privi di qualsivoglia idea di cosa significhino termini basilari come equilibrio, piacevolezza, possibilità di essere abbinati convenientemente ai cibi, eleganza, varietà di espressione, ricchezza di sfumature.
Non posso essere ottimista come l’enologo e presidente di Consorzio Emilio Pedron di fronte a vini, parecchi, che esprimevano lo stesso genium loci, l’identico senso dei terroir, una provenienza chiara e inconfondibile, la percezione netta che il terroir fosse determinante (ovvero l’assunto di un lavoro di zonazione commissionato dal Consorzio) che possono esprimere, ad esempio, i vini di Bolgheri e dintorni o quelli del Nuovo Mondo a larga maggioranza.
Non si può non restare spiazzati di fronte a tanti vini proposti dove il carattere varietale, anche dopo l’appassimento, che contribuisce ad appianare e livellare le caratteristiche, era piuttosto quello del Merlot, del Cabernet, del Syrah e non quello delle uve, Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara,  che hanno fatto la storia e la nobilitate di questa splendida regione vinicola veneta.
Quando una zona non qualsiasi ma di suprema e assoluta enodiversità e ampelodiversità come la Valpolicella esprime vini che se assaggiati totalmente alla cieca, non solo senza conoscere il nome del produttore, ma l’area di provenienza, si fatica immediatamente a connotare come provenienti dalla Valpolicella non credo proprio si possa parlare, anche se il business per ora funziona, di un successo. Mi aspettavo, come sta accadendo in quella terra di Langa dove l’intelligenza ed il buon senso hanno portato a rivedere molte posizioni estreme, che in un’annata classica come il 2004, ideale, “ottima” come l’hanno definita i tecnici, i vini, la stragrande maggioranza dei vini, presentassero, come ha detto nella sua relazione tecnica il presidente di Assoenologi sezione Veneto Occidentale Daniele Accordini” come comune denominatore eleganza, finezza e freschezza gusto-olfattiva dettata da un corretto bilanciamento alcolico e da un moderato residuo zuccherino che conferisce una buona bevibilità e abbinabilità a tavola”.
Purtroppo, e non credo di essere stato disattento, di vini come quelli che Accordini ha descritto e annunciato ne ho trovati davvero una minoranza, meno del 50 per cento. Diamo pure loro la possibilità di una nuova degustazione tra qualche mese, visto che molti vini erano ancora molto in fieri, che tanti erano campioni di botte e molti devono ancora completare totalmente il loro affinamento, e sono quindi bisognosi di più tempo per esprimersi (ma allora perché degustare in Anteprima a gennaio?), ma la perplessità resta.
Ho visto, invece, oltre alle consuete stravaganze e a qualche “esotismo”, anche troppi vini che definirei “piacevolezza zero”, vini con i quali è assai difficile pensare di poter passare dalla fase degustazione campione numero X alla fase “stasera me lo berrei volentieri a tavola con gli amici”.
Vini squilibrati, eccessivi, sgraziati, con residui zuccherini elevatissimi (sicuramente qualche produttore ha sbagliato etichetta scambiando dei Recioto per degli Amarone…), con alcol troppo elevati (ma non era solo una costrizione dovuta alla torrida annata 2003?), vini monodimensionali, noiosi, prevedibili, senza sfumature e senza dinamismo.
Se nel nome dell’estetica e della filosofia dell’Amarone della Valpolicella dominante la dolcezza da appassimento esasperato deve sconfinare nel dolciastro, nel molle, nello snervato, nel senz’anima e senza eleganza, nei colori che sfiorano la melanzana, nei tenori alcolici da 16 gradi e mezzo o peggio, nella super concentrazione, nella volgarità, nella prevedibilità, nella serialità (cambiava il numero del campione ma il vino era sempre lo stesso), nella fiacchezza, nelle acidità furbescamente ribassate per dare ancora più morbidezza morbidosa e rotondità stucchevole, allora non posso che concludere che questa Valpolicella dell’Amarone anche in un'annata come il 2004 non mi convince affatto.
Tutto disastroso pertanto il bilancio della mia degustazione dei 70 Amarone della Valpolicella 2004 di ieri?
Niente affatto, perché anche senza rendere noti i punteggi (che riporterò, per i 20-25 vini migliori, in un articolo che scriverò per il prossimo numero di De Vinis, dove diversi vini riceveranno una valutazione da 4 grappoli e qualcuno, se fosse possibile, il mezzo grappolo, da quattro e mezzo) voglio sottolineare che 30 vini molto buoni, che mi hanno convinto pienamente e mi hanno fatto pensare senza esitazione assaggiandoli di trovarmi in Valpolicella o non chissà dove li trovati. Ma sono solo 30 vini su 70, una percentuale a mio avviso non soddisfacente.
Vini, di aziende piccole, medie e grandi, note, sconosciute o quasi all’esordio, che in una degustazione faticosa, impegnativa, costantemente in salita, sono apparsi come altrettante oasi di fresco e di cielo sereno in un orizzonte, quello della Valpolicella dell’Amarone di oggi, sul quale nutrire un “ottimismo della volontà”, mi è davvero, e mi dispiace tanto, impossibile.
Un bravo dunque a questi defensor della valpolicelliana e amaroniana ratio e misura, defensor sui quali questa storica zona può sicuramente fare affidamento.
Franco Ziliani




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