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Provate ancora a dire che scrivere professionalmente di vino sia una banalità e che chi lo fa è perché non è riuscito a sfondare, per evidenti incapacità e limiti culturali, in altri campi! A parte il fatto che del club dei wine writer italiani e stranieri fanno parte, e ne conosco parecchi, fior di laureati in filosofia, letteratura, storia dell'arte, oppure ingegneri elettronici, questa volta voglio presentarvi un personaggio che oltre a parlare ottimamente quattro o cinque lingue, nonostante sia "solo" uno scrittore di vino, redattore capo della Guida Polacca ai Vini, la Polish wine guide, e redattore responsabile della rivista WINO, vanta come curriculum formativo una laurea in letteratura italiana all'Università di Varsavia, con una tesi di laurea su Montale, e l'essere discepolo di Halina Kralowa, grande traduttrice della letteratura italiana in polacco (da Gadda a Sciascia, da Baricco a Tabucchi a Svevo). Autore anche di un wine blog, in inglese, la cui foto d'apertura testimonia il suo particolare amore per l'Italia e le Langhe, con lo spettacolare mare di vigneti che da Barolo porta a La Morra (Sarmassa e Cerequio in primo piano), Wojciech Bońkowski, perché di lui sto parlando, classe 1976, dimostra, con le sue lauree in letteratura italiana e anche in musicologia (ha recentemente ultimato un dottorato presso l'Istituto di Musicologia dell'Università di Varsavia sulle edizioni delle opere di Chopin), le sue traduzioni di prosa e poesia italiana per riviste d'arte, la sua attività di critico musicale, che ad occuparsi di vino non siano solo dei perditempo, ma sempre più spesso persone che considerando il vino un fenomeno di cultura ne trattano tutti gli aspetti con la stessa serietà e professionalità richiesta per scrivere, seriamente, di Montale, o di Chopin. Ho pensato di intervistare Wojciech, che ho più volte incontrato nel corso delle degustazioni di Barolo e Barbaresco di Alba Wines Exhibition, per farci raccontare come il vino stia diventando, anche in Polonia, qualcosa d'importante, che coinvolge un numero sempre crescente di appassionati e sta tramutando la patria di Giovanni Paolo II, l'indimenticabile e indomito Karol Wojtyła, in un mercato che anche i produttori italiani farebbero bene a tenere d'occhio. Magari facendo tesoro di quel che Wojciech Bońkowski, rispondendo alle mie domande nel suo splendido italiano (complimenti!) suggerisce loro... Buona lettura! f.z. Perché, in un Paese che ha una storia recente come consumatore di vino come la Polonia, hai scelto di occuparti di vino e come sei arrivato ad essere redattore responsabile della rivista Wino? Qual'è stato il tuo percorso? Ho cominciato ad interessarmi di vino in modo più approfondito nel 1998. È stato un interesse più culturale che sensuale, originato da una parte dalla mia infanzia trascorsa in Francia a Lione, di cui la mia famiglia ha adottato le usanze gastronomiche, dall'altra dal mio amore e la mia passione per l'Italia e la civiltà italiana. All'epoca il mercato di vino in Polonia era embrionale, con pochissimi importatori ed enoteche. Ci si forniva presso le catene di supermercati francesi e negozi alimentari; tra i grandi successi di quel tempo ricordi il Chablis californiano (etichettato proprio con questo nome) della E&J Gallo. I vini veramente buoni bisognava portarseli dall'estero, pochi alla volta per motivi di dogana. Era naturale schierarsi, tra i pochi appassionati che eravamo, per scambiare bottiglie e discutere. Ho avuto la fortuna di incontrare Marek Bieńczyk, il primo scrittore di vino in Polonia, autore di articoli sul maggiore giornale polacco "Gazeta Wyborcza", con il quale abbiamo prima fondato un club di degustazione, e poi ideato una guida sui vini europei che, con molta ingenuità e tanta fatica, grazie anche ad un mio soggiorno di un anno a Londra, abbiamo pubblicato per la prima volta nel 2003. Dal 1999 sono anche stato autore di una rubrica enologica per il mensile di cultura e spettacolo "City Magazine". Nel frattempo era stato pubblicato in polacco il "Wine Buyer's Guide" di Parker e visto il discreto successo, la casa editrice aveva deciso di inaugurare un periodico (bimensile) sul vino "Magazyn WINO". Marek Bieńczyk ed io ne siamo diventati collaboratori e col passar del tempo ed alcuni cambiamenti all'interno della redazione, io sono passato alla carica di redattore responsabile. Puoi descriverci com'è oggi e come si è sviluppata la cultura del vino in Polonia, quali sono mediamente i consumi pro capite e come sono in relazione ai consumi delle bevande alcoliche? Il fatto problematico è che non abbiamo delle statistiche precise sui consumi ma i dati si aggirano tra il 3 ed il 5 litri pro capite (alcuni dati anche di 8,9 litri). La difficoltà sorge dal fatto che per gli istituti di statistica classificano assieme al vino anche i 'vini aromatizzati' (vermut) ed idromele, due tipologie con un discreto consumo che viene a distorcere il consumo statistico di vino vero e proprio. Il consumo della birra è intorno ai 93 litri pro capite (in costante crescita con il +100% tra il 1997 e il 2008) mentre quello degli superalcolici è di circa 3 litri (per 100% di alcol) in leggero calo nel lungo termine. Com'è cambiata la conoscenza e la cultura del vino con il cambiamento del regime politico e con l'occidentalizzazione della Polonia? Il mercato del "prima" e del "dopo" non hanno praticamente niente di comune. Sotto il regime comunista gli unici vini disponibili erano quelli di altri paesi comunisti come ll'Ungheria, la Bulgaria, piú raramente la Romania e Iugoslavia. Periodicamente si trovavano in vendita anche vini di paesi amici della causa socialista, come l'Algeria e il Portogallo, ma erano proprio eccezioni. Le produzioni est europee erano tutte strettamente industriali, non esisteva il vino di fattoria, doveva essere una commodity venduta a basso prezzo. Dopo il cambio di regime si è installata un'economia capitalista ed un mercato libero. L'offerta dei vini sia di massa che di qualità ha continuato ad espandersi. Oltre ad una commodity il vino ha assunto i suoi altri ruoli simili a quelli che ha nei mercato "maturi": prodotto di lusso e di immagine, elemento della cucina mediterranea, frutto dell'atto creativo del singolo vignaiolo ecc. Come definiresti la scena del vino polacca? Dove si acquistano i vini: in negozi specializzati tipo le nostre enoteche, nei supermercati e nelle catene della grande distribuzione, in negozi controllati dallo Stato? Il mercato polacco come tanti altri è dominato da super- ed ipermercati che rappresentano circa il 55% delle vendite di vino in Polonia. È in crescita il canale dei cash&carry (la cui offerta è notevolmente migliorata negli ultimi anni). Rimane importante il canale dei negozi alimentari (soprattutto in provincia dove non ci sono enoteche) nonché dei negozi specializzati in bevande alcoliche (vini, birre e distillati confusi). L'enoteca vera e propria è un fenomeno ristretto alle grandi città come Varsavia, Cracovia, Danzica, Breslavia, Poznań e Łód. Nelle città medie ci sarà tipicamente una o due enoteche. Crescono lentamente le vendite tramite Internet. Attività come corsi, degustazioni, festival del vino sono rarità o soprattutto nelle città più grandi come Varsavia si svolgono regolarmente? Qui la situazione è in forte crescita. A Varsavia e nelle altre grandi città le degustazioni sono già abbastanza numerose e per l'appassionato del vino ci sono sempre piú occasioni. Ci sono degustazioni annuali organizzate dai maggiori importatori, nonché quelle tematiche dei consorzi nazionali e regionali. C'è una piccola presenza dei singoli produttori (winemakers' dinners ecc.). Da notare anche l'emergenza delle degustazioni / sagre dei vini polacchi nelle regioni viticole: son già tre gli appuntamenti annuali ed è da aspettarsi un notevole aumento. Corsi di degustazione sono invece molto pochi (fatto dovuto al numero ristretto di insegnanti qualificati). In provincia le opportunità sono pari a zero, a parte le piccole degustazioni del pomeriggio nelle enoteche. Quanti importatori e distributori ci sono in attività e su quali vini e di quali Paesi produttori concentrano le loro attenzioni? Non abbiamo cifre definitive ma gli importatori sono più di 700. Anche se il mercato rimane dominato da una decina di grandi aziende distributrici l'offerta dei vini da tutti i paesi in tutte le categorie è migliorata enormemente negli ultimi 5 anni (dopo l'accesso alla UE nel 2004). Il mercato polacco ha una struttura abbastanza semplice: chi fa venire il vino in Polonia di solito lo vende direttamente ai clienti tramite una propria enoteca e su internet, fornendo poi anche qualche ristorante ed enoteca indipendente (che sono poche). I grandi distributori che forniscono molti ristoranti e vendono vino anche a grossisti sono molto pochi - saranno 6-7 aziende con copertura nazionale. Come definiresti il gusto e la cultura del vino raggiunti oggi dal consumatore di vino polacco? Che tipo di consumatore è, tradizionalista, curioso, disposto a provare cose diverse o preferisce andare sul sicuro e tende a scegliere i vini che maggiormente conosce? Il consumatore polacco prima di tutto è poco esperto. Ha poche conoscenze e dunque poche opportunità di fare acquisti consapevoli. Certo, fra i consumatori "della domenica" che non hanno interesse a sviluppare le proprie conoscenze sui vini sarà anche diffuso l'andare sul sicuro, brand loyalty e preferenza per i gusti omogeneizzati dei vini del Nuovo Mondo. Ma tra i consumatori con un minimo di interesse è notevole la curiosità e una mente aperta. Quali sono oggi i vini più conosciuti in Polonia e quale posto occupano, rispetto ai vini francesi e a quelli del Nuovo Mondo, i vini italiani? Bisogna distinguere tra il consumo di massa e quello che si possono definire i "vini fini". Nella prima categoria i maggiori attori sono la Bulgaria, l'Ungheria, la Moldavia, la Germania (con il Liebfraumilch e simili), nonché la Spagna e l'Italia. Nella fascia media (acquisti al supermercato con prezzi medi intorno ai 4-6€) è dinamico il Nuovo Mondo con Cile, Sudafrica, Argentina, in minor misura gli USA, con tuttavia una forte presenza spagnola, italiana e francese (quest'ultima dovuta al fatto che la stramaggioranza dei supermercato appartengono a catene francesi: Carrefour, Leclerc ecc.). Invece per quanto riguarda vini "fini", "estate wines", vini di fascia alta, vini di qualità ecc. (acquisti al supermercato ma anche in enoteca, internet ecc.; fascia di prezzo più importante 7-15€ e piú) l'Italia occupa il primo posto. La richiesta e la disponibilità dei vini italiani di qualità è senza paragone. In questa fascia è scarsa la presenza del Nuovo Mondo, la Francia è in costante calo mentre discreta la crescita della Spagna ma anche del Portogallo e dell'Austria, due paesi che hanno saputo introdursi sul mercato con strategie giuste. Quali sono le maggiori difficoltà che s'incontrano per spiegare ad un consumatore polacco medio la diversità, la particolarità dei vini italiani? Quali sono le cose che i tuoi connazionali faticano a capire? Nella mia attività di comunicatore non ho riscontrato questo tipo di difficoltà. L'ostacolo principale è la scarsa conoscenza del vino in generale, quindi è necessario gestire la narrazione del vino italiano nelle sue complicazioni e particolarità regionali ecc. È sempre meglio approdare il Chianti o l'Amarone prima di comunicare la Lacrima di Morro d'Alba. L'atteggiamento del pubblico rispetto al "made in Italy" rimane comunque molto positivo ed aperto. E quali sono, invece, gli aspetti del vino italiano che vengono più facilmente apprezzati? Sarà banale ma è più di tutto "italianità". Non credo ci siano elementi del profilo gustativo che possano spiegare la predilezione del consumatore polacco per i vini italiani. Si tratta piuttosto di una simpatia per un largo ventaglio di cose che vanno dalla cucina alla canzone italiana, le vacanze (tantissimi polacchi che vanno non solo nelle maggiori città d'Italia ma anche al mare e soprattutto nelle Dolomiti a fare sci), la qualità di vita italiana. Ci sono vini italiani che si trovano più facilmente, che hanno più gradimento e business e altri invece che fanno fatica ad andare e che non vengono accettati? Quali sono rispettivamente? È difficile generalizzare. In situazioni di consumo casuale i vini con maggio successo sono sicuramente quelli dai nomi più noti: Chianti, Brunello, Valpolicella, Nero d'Avola. Ma lì dove ci sono venditori capaci ed una clientela già con un minimo di interesse è facile anche vendere un Montepulciano d'Abruzzo, un Gattinara, un Colli Orientali del Friuli. È altrettanto difficile indicare vini che non vengono accettati. Direi che non esistono casi estremi di rifiuto. Si indica spesso che il consumatore polacco preferisce vini con modesta acidità e tannino morbido, quindi dovrebbe avere una reazione negativa verso p.es. il Nebbiolo in chiave più tradizionale, il che invece non si verifica in quanto produttori come Giuseppe Rinaldi sono oggetto di un vero e proprio culto. Parliamo della ristorazione e dei costi dei vini al ristorante: quanto costa mediamente una buona bottiglia di vino e quale rapporto ha questo prezzo con quello che guadagna mediamente un polacco? A Varsavia in ristoranti di buon livello la bottiglia più economica viene venduta sui 50-80 zloty (= 12-20€). Dato che lo stipendio medio è quasi raddoppiato negli ultimi cinque anni (oggi sono circa 900€ mensili lordi) e i prezzi dei vini sono decisamente calati (qualche anno fa anche il Soave Bolla si trovava a 25€ la bottiglia), l'accessibilità dei vini di qualità al ristorante è notevolmente migliorata, anche se sono ancora troppo poche le bottiglie decenti a basso prezzo (9-12€). Quando una birra costa 1.50€ mentre il piccolo bicchiere di vino sfuso non molto buono 3€, non aiuta proprio a cambiare costumi di consumo. Cosa è cambiato con la crisi economica nel consumo di vino in Polonia? Si sono ridotti i consumi di vino oppure i consumatori si stanno orientando su vini meno costosi? Bisogna sottolineare che la Polonia strettamente parlando non si trova in crisi, abbiamo avuto per tutto l'anno 2008 e 2009 una crescita economica in positivo (le previsioni per il 2009 sono attualmente del +1,5%). C'è un ovvio rallentamento della crescita, un aumento lieve della disoccupazione, ed un lieve calo dei guadagni reali. Comunque le difficoltà, anche se palesi, sono troppo minime per influenzare fortemente il mercato del vino. L'elemento negativo è stata la debolezza della moneta polacca - lo zloty - che rispetto a metà 2008 ha perso circa il 50% sull'euro. Per fortuna il cambio così basso non si è mantenuto a lungo, altrimenti l'aumento di prezzo dei vini minacciava di rovinare il mercato. Non abbiamo ancora dati saldi per il 2009 ma gli importatori parlano di una crescita che continua, pur avendo perso la sua dinamica. Infatti si spera per un effetto positivo in quanto le aziende importatrici sono costrette a gestire meglio i propri costi (ed anche margini). Giudichi sufficiente la conoscenza che si ha oggi in Polonia dei vini italiani? Cosa potrebbero fare aziende, Consorzi, Enti pubblici, importatori, per fare conoscere meglio e promuovere con più efficacia i vini italiani? Ci sono esempi di Paesi produttori che hanno realizzato un'opera di comunicazione-informazione-promozione dei loro vini a tuo avviso efficace? Non si fa mai abbastanza - parlo non solo dei Consorzi ed importatori ma anche di noi comunicatori - per promuovere il vino nella società di oggi. In Polonia la presenza promozionale del vino italiano è stata scarsa. Anche se non si possono dimenticare i problemi - il mercato in cifre rimane piccolo; è illecita la pubblicità di bevande alcoliche ecc. - ritengo che bisogna fare molto, molto di piú. Sono necessarie degustazioni di presentazione della nuove annate per le zone già conosciute - Chianti, Barolo; degustazioni di iniziazione a regioni ancora troppo poche note ma con ovvie potenzialità in Polonia (penso al Trentino e l'Alto Adige, così visitati dai polacchi per la piste di sci); promozione, pubblicità (in una forma o un'altra), comunicazione, educazione. È notevole l'esempio del Portogallo che partiva dallo zero e in pochi anni ha realizzato un incremento di 500% guadagnandosi una buona parte del mercato. Ciò è stato realizzato con uno sforzo continuo dell'ente nazionale di promozione vini (l'ICEP), degustazioni annuali di tutte la maggiori regioni vinicole, un aiuto istituzionale ai pochi importatori di vini portoghesi in Polonia (aiuto che ha permesso di guadagnare mercato anche in provincia), viaggi stampa, pubblicazioni. Parliamo della tua attività, come si svolge l'attività di giornalista del vino in un Paese come la Polonia? Oltre a scrivere articoli, fare viaggi di lavoro nei diversi Paesi produttori, svolgi anche un'attività di wine educator mediante corsi, degustazioni e altre attività? Infatti è importante l'attività educativa che stiamo sviluppando presso la rivista WINO, e prima anche una nota accademia di vino chiamata Collegium Vini, dove per molti anni ho organizzato degustazioni anche abbastanza approfondite (assaggio comparativo di Chianti Riserva e Brunello dal 1990 al 2001, per esempio). Inoltre organizziamo eventi di degustazione tra cui spicca il Gala della Rivista WINO, che ha luogo ogni anno a Dicembre e presenta produttori di altissimo prestigio da tutto il mondo e vini premiati dalla nostra rivista. Nel 2009 abbiamo co-organizzato per la prima volta una degustazione del Gambero Rosso; ecc., ecc. È importante lo sviluppo della comunicazione su internet (sito internet multimediale con appositi blog, motori di ricerca di note di degustazione ed abbinamenti enogastronomici ecc.). Come hai imparato così bene l'italiano e perché hai deciso di dedicare particolare attenzione ai vini italiani? Sono laureato in letteratura italiana all'Università di Varsavia (tesi di laurea su Montale), discepolo di Halina Kralowa, grande traduttrice della letteratura italiana in polacco. Data la mia passione per l'Italia nutrita da molti anni (che ha anche determinato la scelta degli studi) era naturale scegliere di specializzarsi nei vini italiani. Cosa sono gli aspetti che maggiormente ti appassionano nei vini italiani e quali sono le zone di produzione ed i tuoi vini preferiti? Diversità, originalità, libertà, creatività. Ritengo che sia stata la sinergia tra il ricchissimo patrimonio viticolo e uno spirito creativo un tantino insoumis che ha dato al vino italiano la grandissima spinta del fine '900 e ha fatto dell'Italia - non credo di essere isolato in tale opinione - il paese di vino più dinamico del mondo. Per quanto riguarda i miei gusti personali sono abbastanza ecumenici, sono un grande appassionato del Barolo nelle sue incarnazioni piú tradizionali, ma anche del Chianti Classico e di molti vini del Meridione: il Cerasuolo di Vittoria, il Salice Salentino, il Cirò, i vini sardi... Tra i bianchi sono ugualmente ecumenico, andando dai bianchi liguri per il Soave (ma solo quello buono) fino alla Falanghina. Qual'è la tua opinione sull'attuale situazione del vino in Italia: pensi che il consumatore medio polacco preferisca vini espressione di vitigni internazionali che meglio conosce o che sia portato ad accettare anche vini espressione di vitigni autoctoni? A parte l'ovvio vantaggio della familiarità non vedo in cosa potrebbero essere affascinanti per il consumatore polacco i vitigni internazioni provenienti dall'Italia. Bisogna dire che tali vini in Polonia non hanno mai goduto il successo che hanno nei paesi anglosassoni. Il consumatore polacco conosce pochi Cabernet del Nuovo Mondo e quindi non li preferisce al Chianti o alla Barbera. Per guadagnare e mantenere terreno sul nostro mercato, oltre alla qualità, ci vuole la personalità. L'Italia ne ha in abbondanza ma bisogna che sottolinei i suoi valori ed i suoi punti forti invece di correre dietro un mercato di massa su cui, in Polonia, non può vincere contro la Bulgaria e la Romania che sono i grandi attori di domani. Come vedi il futuro del consumo del vino in Polonia? Il consumo continuerà a crescere, forse anche con piú dinamica di prima. Ci sarà un lieve spostamento dei canali di vendita: in aumento ristoranti ed internet, in crisi l'enoteca non specializzata (che si fornisce presso piú importatori). I supermercati per crescere dovranno offrire piú qualità. Ci sarà un aumento delle conoscenze, anche grazie all'emergenza dei vini polacchi, oggi scarsissimi e spesso pessimi ma destinati a migliorare nei prossimi 10-15 anni. Per quanto riguarda la struttura del mercato l'Italia ha tutte le carte in mano, sono sicuro che manterrà la sua posizione di leader. Cresceranno i paesi dell'Europa centrale come la Germania, l'Austria, l'Ungheria che propongono vini più adatti per la cucina polacca. Cile, Argentina non cresceranno piú mentre è da aspettarsi una consolidazione da parte dell'Australia e Nuova Zelanda che sono poco presenti e non sfruttano tutte le opportunità. La Francia rimane un mistero. Quali sono i progetti futuri per la tua attività di wine writer? La nostra rivista è attualmente in forte sviluppo organizzativo - inclusi sito web, corsi di degustazione ecc. Avendo portato il progetto della Guida Polacca ai Vini (vini recensiti di tutta Europa, 31 paesi) a tre edizioni con molto successo, ora penso di restringere un po' le attività di degustazione e dedicarmi ad aree che più mi interessano: oltre all'Italia che rimarrà il mio primo impegno anche la Grecia (la mia grande passione), l'Ungheria, i Riesling tedeschi ed austriaci, è forse qualche vino francese. Voglio conoscere la Sicilia, la Sardegna, salire le vigne da Barolo a La Morra, voglio fare una verticale di Valentini. Un sogno da realizzare è un sito internet che integrasse le mie attività degli ultimi 10 anni... Intervista a cura di Franco Ziliani |