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Lavoro Turismo
10 Giugno 2009
La parola a Roberto Franceschini, sommelier vincitore del Premio Internazionale del Vino

Fresco vincitore, come migliore sommelier nel suo ristorante, dell'edizione 2009 del Premio Internazionale del Vino, è uno di quei "figli d'arte" che danno lustro alla difficile professione di ristoratore in Italia.
Figlio di Franca e Romano, ovvero i creatori di quello straordinario ristorante, un cult per la Versilia e per l'intera Toscana, che è
Da Romano a Viareggio, Roberto Franceschini, grazie all'esempio del padre, tra l'altro produttore di un ottimo Montecarlo, nell'omonima località collinare in provincia di Lucca patria di una delle migliori Doc in bianco di una regione decisamente in rosso, e di validi maestri, propone oggi nel locale di famiglia uno dei migliori esempi di come un ristorante, per di più di grande successo, possa dare ampio spazio ai vini e sviluppare un discorso di cultura del vino, di comunicazione dei suoi valori dove il sommelier è figura centrale.
Credo pertanto, pur con tutto il rispetto per gli altri due finalisti presenti nella terna della nomination, il trentino Roberto Anesi e l'abruzzese Giovanni Sinesi, che il Premio organizzato da A.I.S. Roma - Bibenda non potesse andare ad una persona migliore.
Per celebrare questo bel riconoscimento ecco, per stare sulla notizia, l'intervista che ho fatto a Roberto Franceschini.
f.z.

Roberto, come è nata la sua passione per il vino e quando ha pensato di diventare sommelier e come si è svolto il suo percorso all'interno dell'A.I.S.? Il fatto di aver "respirato" l'aria del ristorante, con una famiglia di grandi ristoratori in Versilia e un padre produttore di vino a Montecarlo, in quale modo l'ha "condizionata"?
Sono nato nel 1969 a Viareggio e sono cresciuto con i nonni, entrambi della zona di Montecarlo. Da piccolo quando avevo sete la nonna Dina, mi dava l'acqua con alcune gocce di vino dentro oppure per merenda il pane con lo zucchero e sopra un po' di vino e in entrambi i casi mi diceva " ...Ti fa bene..."
Poi crescendo ho cominciato ad aiutare i miei genitori al ristorante occupandomi fin da subito dell'accoglienza degli ospiti e pian piano ho cominciato ad avvicinarmi al pianeta vino. E soprattutto ho cominciato ad uscire a cena con i miei genitori nei giorni di chiusura del ristorante e a tavola ho cominciato ad apprezzare il piacere del buon bere.
Nel 1990 ho cominciato a frequentare i corsi dell'AIS delegazione Versilia e sono diventato sommelier professionista nel 1996.
Quali personaggi, suo padre a parte, hanno avuto il ruolo più importante nella sua formazione di sommelier? Sono stati altri sommelier o anche qualche ristoratore?
Oltre a mio padre Romano, altre persone a cui devo dire grazie  sono Leone Ramacciotti, il mio primo maestro da cui ho cercato d'imparare l'umanità, l'umiltà e l'eleganza dei gesti note spesso sottovalutate ma importantissime per la figura di un bravo sommelier, poi Roberto Bellini : più che un maestro una persona con cui confrontarmi nelle degustazioni, a lui devo l'amore per lo Champagne, e Giorgio Pinchiorri: per avermi sopportato da bimbo, adolescente, e ancora da grandicello e per avermi dato la possibilità di assaggiare alla sua tavola le cose più incredibili del mondo vino.
Ha fatto altre esperienze professionali oltre al lavoro presso il ristorante di famiglia?
Ho affinato le mie conoscenze grazie alla conduzione per otto anni di una delle prime enoteca con cucina nate in Italia, Ilpuntodivino , che mio padre Romano aveva aperto con un socio nei primi anni ottanta. Sono stato a Ilpuntodivino dal 1994 al 2001, quando l'abbiamo venduto e siamo tornati tutti insieme a lavorare nel ristorante Romano. Per tutti intendo io, mia sorella Cristina, e i miei genitori Franca e Romano.
Sono stati anni particolarmente importanti per me per accrescere la mia conoscenza ma soprattutto gli anni del BOOM del vino in generale. Anni in cui la massa della gente si è avvicinata ad un prodotto fino a quel momento considerato un po' "snob" se non d'elite. 
E' stato il momento in cui sono nate un sacco di riviste del settore, di programmi televisivi, di corsi per aspiranti sommelier e degustatori presi d'assalto da centinaia di nuovi eno-appassionati. Purtroppo come tutte le mode, con la solita, se non più, velocità con la quale si erano avvicinati al mondo del vino, in tanti si sono allontanati.
Molto importante per la mia crescita professionale è stato lo stage di 8 mesi trascorso nel 1993 al ristorante Le Cirque di New York di Sirio Maccioni e famiglia. Lì ho avuto la possibilità di stappare ed assaggiare il MONDO enologico nelle annate più importanti, bottiglie di cui ancora oggi conservo i tappi con estrema gelosia, a ricordo di momenti indimenticabili.
Com'è cambiato il suo modo di guardare al vino nel corso del tempo e come pensa debba relazionarsi oggi il sommelier con questo nuovo pubblico di appassionati?
Oggi gli appassionati e i "bevitori" sono sicuramente più smaliziati e preparati  che in passato e ad essi ci si deve rivolgere con ogni attenzione. A mio parere la presenza del sommelier deve essere discreta, non deve prevaricare né la sostanza dei piatti, individuando vini non adatti, né soprattutto la personalità di quanti ci stanno di fronte. I clienti vengono per godere della piacevolezza della sosta, non per sorbirsi noiose e saccenti dissertazioni; certo se poi uno mi chiede maggiori informazioni  e assistenza, bisogna essere pronti a cogliere il significato delle eccezioni.
Lei ha ricevuto nei giorni scorsi a Roma il Premio Internazionale del Vino come "miglior sommelier nel suo ristorante". Cosa significa per lei questo riconoscimento?
Riguardo al premio, sono molto orgoglioso, una grande soddisfazione, perché è un riconoscimento che arriva direttamente dalla gente del vino, dai miei colleghi. Già due anni fa la guida dell'Espresso mi aveva premiato con il titolo di Sommelier dell'anno, e ricevere due anni dopo un ulteriore conferma dimostra il buon operato del mio lavoro.
Con quale criterio sceglie i vini da inserire nella carta dei vini del ristorante? Quale spazio, vista la clientela internazionale, hanno i vini di altre regioni o i vini stranieri rispetto a quelli toscani? In che percentuale i vini bianchi dominano la vostra carta dei vini? Quale spazio e quale richiesta hanno, trovandovi in una regione rossista come la Toscana, i vini rossi?
Ogni anno partecipo alle manifestazioni più importanti e alle visite che le aziende ci propongono per ampliare la mia conoscenza. A gennaio quando il ristorante è chiuso, con alcuni colleghi organizziamo sempre un viaggio studio nei vignobles più famosi d'Europa: é importantissimo camminare le vigne se si vuole capire cosa i produttori vogliono dire quando parlano poi di "espressione di territorio"  e trasmettere poi questi messaggi al consumatore.
Per facilitare la lettura la nostra carta dei vini è divisa per regioni e denominazioni e inoltre per i vini da tavola abbiamo indicato le varietà d'uva utilizzate. La nostra carta dei vini offre una selezione di circa 1300 differenti etichette, molte delle quali in diverse annate. La carta dei vini, viene aggiornata circa ogni mese ed offre un ampia veduta sui migliori vini Italiani bianchi e rossi dei migliori produttori da tutte le regioni.
A livello Italia, quasi tutte le regioni sono ben rappresentate, con un occhio di riguardo al nord-est per quanto riguarda i vini bianchi, la Toscana in bianco è ben rappresentata nonostante non sia terra per bianchi come tradizione, ma va da sé che spesso chi viene da noi a cena, prova per curiosità anche vini legati al territorio.
I vini bianchi e i metodo champenoise hanno una parte di primo piano all'interno della carta soprattutto perché la nostra è una realtà a due passi dal mare, nonostante ciò i rossi sono molto ben rappresentati, fin troppo; ma ci sono diversi motivi: fino a qualche anno fa il prezzo di questi vini era decisamente più umano rispetto ad ora e questo ha fatto si che tutti ne abbiamo comprato in quantità.
Da dopo Pasqua alla metà di giugno e poi dalla fine di agosto fino a meta ottobre tutte le sere abbiamo 6-8 tavoli da 2 o 4 persone di età dai 45 ai 65 anni di stranieri che vengono a Viareggio dopo essere stati nelle città d'arte e passano la serata nel nostro ristorante bevendo e spesso chiedono di comprare bottiglie dei grandi vini rossi di Toscana soprattutto di difficile reperibilità.
Mi piace molto riuscire a proporre prodotti considerati di minor pregio, ma solo perché meno noti. Quando scopro qualcosa che reputo interessante la mia soddisfazione è farlo conoscere anche agli altri. Qualche giorno fa su un blog ho letto delle parole riguardo a me che mi hanno fatto molto piacere "......Roberto ha una signorilità nel proporre i vini che manca a tanti sommelier. Spesso, infatti, il fatto che il sommelier sia anche proprietario di un ristorante, toglie quella terzietà che deve necessariamente esserci in questa figura professionale: di servizio sia per il ristoratore sia per il cliente. Ecco, Roberto Franceschini, quando fa il sommelier pensa al cliente prima ancora che alla cantina, dimostrando di avere questa terzietà". Per quanto riguarda l'estero, la mia passione per Champagne e Borgogna è confermata dalle proposte di entrambe le aree : inoltre sono in aumento i riesling dalla Germania e le proposte del Collio sloveno: stanno facendo un po' fatica i vini del Nuovo Mondo, Stati Uniti, Cile e Australia.
Quali caratteristiche deve presentare un vino per funzionare e andare esattamente incontro alle esigenze del cliente di un locale come il vostro posto in una zona a grande vocazione turistica come la Versilia? Quali sono, in base alla sua esperienza, i vini più "difficili" da proporre? E quelli, che almeno in base alla sua esperienza, oggi vanno praticamente da soli?
I vini "commerciali" hanno un ottimo successo, sarebbe stupido rinunciare a qualcosa che si vende da sé solo perché sono troppo facili, credo che sia un'altra delle caratteristiche di un buon sommelier, far trovare al cliente quello che vuole ritrovare in una carta dei vini, poi sta a me, sempre se lui ne ha voglia, cercare di convincerlo a provare qualcosa di diverso, ma con ben in mente gli input che mi ha dato attraverso quel  "colloquio" di cui parlavamo prima.
Quali sono le richieste più strane e difficili da esaudire e qual'è il tipo di cliente che può mettere maggiormente in difficoltà con quanto chiede o con il suo atteggiamento?
Spesso chi viene a cena da noi lo fa per lavoro, per amore, per ringraziare qualcuno per un favore ricevuto:  in questi casi bisogna fare molta attenzione, perché colui che ordina il vino di solito DEVE fare bella figura a prescindere della qualità del vino ordinato: ecco che in questi casi si deve diventare "complici" assecondando il cliente, anche davanti a "sfondoni" tipo : "....ci serva un buon chianti bianco", dobbiamo cercare di capire cosa in realtà volesse dire, senza fargli fare alcun tipo di brutta figura dinnanzi agli altri ospiti del tavolo.
Certo lo so a volte si passa da "bischeri" , ma le assicuro che è successo anche che al momento di pagare il conto, il cliente si sia alzato e dopo avermi preso da parte mi abbia ringraziato per non averlo "sbugiardato" davanti hai suoi commensali a cui teneva molto........
E' difficile riuscire a far conoscere ad un cliente straniero i vini di regioni vinicole italiane che non siano quelle classiche della Toscana e del Piemonte?  
No non è difficile, anche se oggi giorno la curiosità per determinate "nuove" zone si è assopita, la Sicilia che fino a poco tempo fa la faceva da padrona, ha subito un brusco stop a scapito del rientro in auge di zone molto più classiche vedi la zona del Soave proprio quest'anno..... Questo è riconducibile al discorso che facevamo prima: nel momento del boom tutti ad assaggiare cose nuove, a cercare prima l'uovo che la gallina......boom dei vini in barrique e dall'approccio più facile, dei vitigni internazionali a tutti i costi,  ecco l'esplosione di alcune tipologie come Primitivo di Manduria, Aglianico, Nero d'Avola,, fino a quel momento poco considerati........
Oggi che il boom è passato c'è una riscoperta di quelle tipologie che erano state momentaneamente accantonate: ecco tutti a parlare solo ed esclusivamente di vitigni autoctoni, no alla barrique come se fosse il diavolo, la parola magica è diventata MINERALITA', guai a parlare di temperature controllate o di lieviti selezionati......
Com'è la preparazione media in materia di vino della clientela straniera, dei nuovi turisti tipo i russi, che viene oggi nei locali più titolati, come il vostro, in Versilia? Sanno di vino o possono soprattutto spendere?
Nei paesi di tradizione vinicola, la preparazione è alta, sicuramente superiore alla stessa media italiana. Diciamo che il tempo degli "sboroni" a tutti i costi sono già passati, anche tra i russi c'è più attenzione. Mi spiego, coloro che possono soprattutto spendere oramai sono diversi anni che stanno frequentando l'Europa che conta, hanno girato i principali hotel e ristoranti e conoscono al meglio la produzione vinicola mondiale, quindi sono abituati a richiedere quelle determinate bottiglie non solo perché sono le più costose, ma perché effettivamente sono tra le più buone che ci siano....a volte dispiace che determinate bottiglie che ho fatto tanta fatica a ricercare vengano bevute con tanta facilità, ma poi penso sempre che con quei soldi posso ricomprarne altre e la nostalgia passa......
Quale interesse registrate nel vostro locale per i rosati?
Soprattutto fra le bollicine c'è stato un grande ritorno ai vini rosati, più calma per quanto riguarda i vini tranquilli.
Per quale motivo, a suo avviso, in tanti locali, anche ambiziosi e di buon livello, non è ancora presente la figura professionale del sommelier?
Per quanto ne so io spesso il sommelier o addetto ai vini è lo stesso titolare; il fatto che come dice lei spesso non ci sia una persona specifica, magari è perché il titolare non vuole mettersi in casa uno che compri i vini con il portafoglio di un altro, e per non creare problemi se ne occupa lui stesso. (veda risposta di quando parlavo di TERZIARITA').
A suo parere com'è cambiata e come si è evoluta la figura del sommelier e come vede il ruolo di sommelier oggi? Pensa che in futuro il sommelier sarà sempre più un comunicatore che un semplice, seppure preparato, mescitore e servitore di vino? Certamente il livello di preparazione oggi è più alto che prima, frutto anche di una concorrenza sempre maggiore e di una proposta vinicola molto più ampia. Chiunque potrà sempre mescere in maniera elegante un buon bicchiere di vino, a me e ai miei colleghi si richiederà sempre più professionalità e savoir faire.
Dal suo osservatorio di sommelier attivo presso il suo ristorante penso lei possa dire qualcosa anche sul particolare momento economico: sono cambiate, in tempi di crisi, gli orientamenti del cliente? L'elemento prezzo dei vini è diventato più importante o la clientela che poteva spendere ieri continua a farlo anche oggi?
Nel 2002 Bar giornale ha premiato la nostra carta dei vini con queste motivazioni:"...Per l'accuratissima e vasta selezione di etichette nazionali e internazionali, per la profondità e l'originalità della ricerca, l'equilibrio dei ricarichi e l'aggiornamento e per la praticità di lettura.Una carta frutto di una ricerca personale che permette scelte anche tra prodotti poco conosciuti. Elementi che danno vita a un mix di grande valore."
Nel mio caso abbiamo da sempre impostato una carta dei vini per dare a tutti la possibilità di avvicinarsi al vino senza doversi svenare o impaurire nonostante le dimensioni. Certo non tutti l'hanno sempre fatto, e tornare indietro oggi non è così semplice. Gestire una carta dei vini "importante" non è facile, lo sbaglio che tanti fanno è quello del tutto e subito, invece non bisogna avere furia, per farsi una buona cantina ci vuole tempo, passione, affidarsi a poche persone ma specializzate e di fiducia, all'inizio non fare troppe scorte, può essere più conveniente anche l'acquisto in enoteche specializzate per rifornire i ristoranti piuttosto che subito e direttamente dai produttori, e potersi cosi regolare sulle preferenze dei clienti.
Cosa può fare oggi la ristorazione per "combattere la crisi" e per indurre i clienti a ritrovare quella consuetudine a venire al ristorante e a spendere (il giusto) che in questo periodo sembrano aver perso? E cosa può "inventare" un sommelier attivo nel ristorante in questo periodo particolare?
Può e deve adeguarsi al momento: basta follie di acquisti sconsiderati e insensati, basta ricarichi eccessivi. Alcuni miei colleghi devono capire che il vino non è un bene immobile o un quadro, determinate  ma solo poche tipologie di vino aumentano di valore affinandosi in cantina, per il resto il cliente va invogliato a spendere per il consumo del vino, non impaurito e scoraggiato. Una valida e varia proposta al bicchiere può essere sicuramente d'aiuto soprattutto se fatta anche con tipologie che escano dal solito tran tran.
Cosa pensa dell'atteggiamento di alcuni cuochi à la page che recentemente hanno deciso di proporre in abbinamento ai loro piatti non solo il vino, ma bevande alternative come il saké o tisane a base di erbe e frutta?
Non solo vino mi può andare bene, specialmente per alcune tipologie di cucina particolarmente all'avanguardia e molto innovative, dove validi chef e colleghi sommelier hanno studiato abbinamenti insoliti e giocosi....non m'immagino però una cucina senza una valida spalla come il vino con tutte le sue interpretazioni e varietà.
Quali sono le zone vinicole ed i vini che Roberto Franceschini, appassionato di vino prima che sommelier, predilige?
Le mie preferenze sono per la regione dello Champagne e la Borgogna. I vini della Champagne sono i vini della festa e della gioia per eccellenza, con tutte le sue sfaccettature e interpretazioni, i grandi bianchi e rossi di Borgogna capaci di toccare vertici di sublime finezza. E poi la mia TOSCANA con il Sangiovese.
Cosa significa per lei, sommelier, essere anche produttore di vino, a Montecarlo, dando una mano a suo padre Romano in vigna ed in cantina?
Ora magari le darò un dispiacere, ma non mi occupo della tenuta di Montecarlo: lavoro con mio padre, tendo ad assomigliare fisicamente a mio padre, la cosa mi faceva paura...... per questo motivo al momento rifiuto i suoi hobbies, primo fra tutti l'amore per la vigna di casa, ma domani chissà...
C'è ancora un sogno nel cassetto che riguarda la sua attività di sommelier? Il suo futuro sarà sempre legato al ristorante di famiglia a Viareggio o potrà essere anche altrove?
Certo che ci sono già ancora dei sogni da realizzare, sono la carica per affrontare il pericolo di una staticità e di una ripetitività pericolosa che porta spesso a sedersi sugli allori. All'orizzonte al momento vedo solo attività legate a valorizzare il locale di casa, .....ma del domani non c'è certezza...

Intervista a cura di
Franco Ziliani



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