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13 Aprile 2008
Intervista a Camilla Guiggi, miglior sommelier non professionista di Lombardia

Ancora donne sommelier agli onori della cronaca.
Dopo la vittoria di Nicoletta Gargiulo (leggi qui l'intervista) nel concorso per il miglior sommelier d’Italia, tocca ad un’altra ragazza, milanese di origine toscana (padre di Casale Marittimo in provincia di Pisa, Bolgheri poco distante tanto per capirci) aggiudicarsi un altro concorso, quella
riservato ai sommelier non professionisti della Lombardia.
Il titolo Camilla Guiggi l’ha conquistato nell’ambito di un concorso che si è svolto lo scorso 8 marzo (non poteva che vincere, essendo la festa delle donne…) a Cremona nell’ambito del Gala Viniplus organizzato da A.I.S. Lombardia. Camilla si è imposta su Flaviano Scaratti, Marco Marchetti e Giorgio Fragiacomo.
A Camilla Guiggi, 32 anni, grande entusiasmo, abbiamo rivolto alcune domande, chiedendole di raccontare come sia nata la sua passione per il vino ed il percorso nella famiglia dell’A.I.S.

Camilla, può raccontarci qualcosa di lei, dov’è nata, quanti anni ha, il suo percorso, come ed in quali circostanze si è avvicinata progressivamente al vino, perché si è avvicinata all’A.I.S. e spinta da quali motivazioni è diventata sommelier ?
Mi chiamo Camilla, sono nata a Milano il 29 luglio 1975, quindi ho 32 anni. Si potrebbe dire che il vino fosse nel mio destino. Infatti, ho iniziato a "bere", se così si può dire, all’età di 3 anni e mezzo. La mia nonna materna, che era di Tordenaso…Langhirano per intenderci, preoccupata perché non mangiavo niente ed essendo magrolina, mi dava pane e lambrusco amabile…..almeno, a dir suo, mi dava sostanza.
La mia “carriera” è proseguita con mio padre che aiutavo ad imbottigliare. Il mio “compito” era quello di livellare e quindi bere il vino affinché lui potesse tappare la bottiglia senza problemi. Le origini toscane di mio padre e quindi le estati passate in Toscana con mia cugina hanno forse segnato definitivamente la mia passione. I miei ricordi, infatti, sono chiacchierate e serate passate con davanti il vino rosso di suo nonno….altro che coca-cola. Si può dire che abbia sempre bevuto e, grazie a mio padre e alla sua passione, sempre “bene”. Alla fine ho deciso di fare un corso e dovendo decidere ho scelto i corsi dell’AIS.
Come si è svolto, e con quale tappe, il suo itinerario nella sommellerie, sommelier, quindi degustatore ufficiale e relatore abilitato e ora vincitrice di questo concorso?
Sono diventata sommelier nel dicembre 2004….ero come travolta ed inebriata da questo mondo fatto di degustazioni ed analisi sensoriali. Da quel momento non mi sono più fermata…..ormai le qualifiche sono svariate: mastro assaggiatore formaggi, degustatore olio, aceto balsamico, da completare l’idrosommelier, la grappa e il miele.
Ma il vino rimane la mia principale passione….ecco perché nonostante tutti dicessero che era troppo presto, a novembre 2005 ho tentato l’esame da degustatore ufficiale….e poi a settembre 2006 quello di relatore su Liguria e Toscana. Spinta dai miei “colleghi”e supportata dai consigli di relatori mi sono buttata anche sui concorsi come per gioco.
Il primo è stato Master Sangiovese 2006 dove, con mia grande sorpresa, mi sono piazzata bene nella parte sulla degustazione. Da lì perché non provare il concorso Miglior Sommelier non professionista di Lombardia?
Riesce a spiegarsi, a breve distanza dal concorso per il Miglior sommelier non professionista della Lombardia, perché abbia vinto proprio lei? Perché è stata ed è davvero… la più brava ? Come si è svolta la prova di concorso e quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato nel corso del suo svolgimento?
La vittoria nel concorso è stata una meravigliosa quanto inattesa sorpresa. Non so se sono stata la migliore o no…..certo i risultati lo dimostrano, ma la gestione del tempo, della tensione anche quelli sono fattori che hanno inciso.
Il concorso era formato da una parte scritta composta da un questionario di 35 domande tra vero o falso, risposta multipla e risposta aperta (per questa parte avevamo 40 minuti) e una degustazione, sempre scritta, di 2 vini( 20 minuti). La tensione era altissima…la prova è iniziata alle 10, i partecipanti erano 14 ed oltre a me c’era soltanto un’altra ragazza.
Le domande spaziavano dell’enogastronomia all’enografia nazionale e non….Verso le 18.00 abbiamo finalmente saputo i nomi dei 4 finalisti e poi l’ordine di uscita per la prova orale. Io sono stata l’ultima a sostenere questa prova….alle 19 e 40 ho iniziato….7 minuti per la degustazione di due vini ed il riconoscimento di un distillato; 6 minuti per l’abbinamento di 4 portate con vini prima della Lombardia e poi del territorio di appartenenza del piatto.(Non sembra, ma ricordarsi nome, annata, denominazione, produttore di un vino…..in quel momento non è proprio semplicissimo.), tre minuti per la correzione di una carta vini formata da 15 referenze ed infine 5 minuti per la prova di accoglienza in cantina.
Conclusa la prova ero stremata dall’agitazione, tensione e stanchezza….La gestione della tensione e della presenza del pubblico è stata quella che oltre alle conoscenze ha fatto la differenza…Alla fine 20 e 10 c’è stata la proclamazione del vincitore.
Quali persone hanno maggiormente contato nella sua formazione di appassionata di vino e di sommelier? Chi sono stati i suoi maestri e punti di riferimento?
Le persone a me vicino mi hanno dato la forza e la voglia di provare. Per prima la persona cui sono legata sentimentalmente, poi personaggi noti a molti come Roberto Gardini, Bruno Piccioni, Mauro Carosso, Andrea Gori, Marco Grassi, miglior sommelier della Lombardia 2007, senza poi scordare un gruppo di sommelier dell’AIS Milano, persone che hanno creduto in me forse più di quanto ci credessi io stessa.
Ha avuto esperienze professionali come sommelier sinora e pensa di approdare ad operare come sommelier in un ristorante? Quali sono i suoi obiettivi?
Come sommelier ho fatto servizi ai corsi di Milano, collaboro con Ais Lombardia come sommelier, degustatore ufficiale e relatore. Per la Miele Gallery ho organizzato serate di degustazione di vino e di abbinamento cibo-vino. Non ho mai pensato di lavorare in ristorante, ma nella vita mai dire mai…Per il futuro vorrei crescere, fare nuove esperienze, altri corsi per poter apprezzare e conoscere sempre di più questo fantastico universo chiamato vino.
Come donna non si è mai scontrata con lo scetticismo di chi, vedendola impegnata a prepararsi, a documentarsi, a studiare quella cosa affascinante che è il vino, in previsione per un concorso, le ha magari detto, “ma perché ti occupi di vino tu che sei una ragazza”?
Sì naturalmente questo è un mondo prettamente maschile, molte volte andando nelle cantine non pensavano che io fossi interessata al vino,si rivolgevano soprattutto alla parte maschile…. Ma la costanza e i risultati, che sono quelli che contano di più, mi hanno aiutato ad infrangere molte di queste barriere….
Parlando poi di risultati, che sono quelli che contano di più, non posso non essere fiera della mia sensibilità nella degustazione….La parte di analisi sensoriale è sempre stato uno dei miei punti forti…e questo l’ho dimostrato sia durante il corso di “Analisi sensoriale di base” organizzato dall’Ais in collaborazione con l’Istituto di San Michele all’Adige e anche in questo concorso. Non ho problemi a fare degustazioni con parecchi campioni…sopporto bene l’alcol e questo mi mette al pari di uomo…
Qual è la zona vinicola italiana che l’affascina di più e che conosce meglio e perché? E quale zona vinicola estera ?
Non ho una zona vinicola italiana che preferisco ….Posso dire invece sono un’appassionata dei vitigni autoctoni conosciuti e non, come ad esempi il centesimino, l’alicante, il ciliegiolo, il ruchè, il moscato di Scanzo, lo schioppetino, il timorasso, il tazzelenghe, il colorino….Realtà poco conosciute, ma di cui l’Italia è piena e che, a mio parere, andrebbero valorizzati. La zona che conosco meglio è sicuramente la Toscana ed in particolari le Doc Montescudaio e Bolgheri –Bolgheri Sassicaia…perché è lì che è iniziato il tutto….e che mi hanno portato dove sono….I vigneti sulla bolgherese, la sua trasformazione dopo il boom del Sassicaia e dell’Ornellaia. Tenute immerse nel verde….vigneti curati e sullo sfondo paesini medioevali….sono paesaggi che ho nel cuore così come le poesie del Carducci. Per quanto riguarda l’estero amo la zona dello Champagne, adoro le bollicine, soprattutto millesimati, pas dosé e rosé. Quindi Champagne con una certa struttura…
Come si è formato il suo gusto?
Man mano che passa il tempo vedo che il mio gusto si sta’affinando e divento sempre più critica nonostante ciò riesco anche ad essere imparziale e “giusta”quando devo degustare un vino che non è tra i miei preferiti.
Lei è milanese e lombarda: quale giudizio dà sulla qualità dei vini della sua regione?
Come milanese e lombarda posso essere orgogliosa dei vini della mia regione: andiamo dalle bollicine metodo classico franciacortine, alcune delle quali non hanno niente da invidiare a degli champagne, ai vini della Valtellina in particolare lo Sforzato, uno dei miei vini preferiti, bianchi che stanno crescendo come il Lugana ai vini dolci base moscato di Scanzo.
Quanto ha contato per lei, da un punto di vista umano prima che professionale, far parte della “grande famiglia” come si è soliti definirla, dell’A.I.S. ?
Essere parte dell’Ais è stato importante….certo ci sono grandi rivalità, ma ho anche incontrato persone che sono diventati amici,amici sinceri con i quali condividere una grandissima passione. L’AIS mi ha aiutato a crescere a fortificarmi e a superare alcune delle  mie paure come la timidezza.
A suo avviso cosa porta una donna sommelier al discorso sul vino: crede ci sia una sensibilità ed un modo “femminile”, diverso da quello dei maschi, di vivere il ruolo di sommelier e di presentare il vino? Una donna sommelier…porta una classe ed una sensibilità, spero che non me ne vogliano i miei colleghi maschi, che gli uomini non hanno…. Nei banchi d’assaggio o al Vinitaly “attira di più” una bella ragazza che ti serve del vino, ma poi quando l’aspetto è supportato dalla conoscenza e dalla capacità di comunicare il vino si rimane affascinati…. La donna intimorisce di meno…..oserei dire che è una miglior ambasciatrice.
La miglior sommelier professionista italiana, laureatasi lo scorso novembre, è una donna, lei, donna, è oggi il miglior sommelier non professionista di Lombardia: è una casualità o si tratta di una riscossa delle donne e di un loro ruolo sempre più importante nel mondo del vino?
In quest’ultimo periodo nel mondo dei sommelier c’è come un desiderio di rivalsa delle donne nei confronti dei colleghi uomini. Possiamo dire che questo desiderio di riscossa sia cominciato nel 2006 con la Miglior Sommelier professionista della Lombardia, nel 2007 abbiamo visto tingersi di rosa anche il titolo di Miglior Sommelier d’Italia e adesso nel 2008 io Miglior Sommelier non professionista della Lombardia. Nonostante questi risultati la strada, per noi sommelier in rosa, è ancora lunga soprattutto in alcuni ruoli, ma si inizia a vedere un cambiamento….
Parliamo un po’ di vino: che ruolo pensa debba avere oggi un sommelier moderno, preparato, giustamente ambizioso come lei, nel discorso sul vino? Cosa dev’essere il sommelier di oggi e del futuro?
Il sommelier moderno non deve solo occuparsi di vino, ma anche di tutto ciò che gira intorno a questo mondo….dall’acqua al cibo…Ma non solo, importanti sono letture come Vino al Vino di Mario Soldati, IL Vero bevitore di Paolo Monelli, Il romanzo del vino di Roberto Cipresso. Il sommelier moderno è un “comunicatore”che può affascinare anche un astemio…Certo l’astemio non beve, ma i profumi li sente….e perché non farlo partecipe di questo bellissimo mondo anche solo con le parole, la storia ed il profumo del vino?
Se dovessi chiederle di spiegare, in sintesi, cos’è il vino per lei, quale importanza ha nella sua vita, cosa significa e quali emozioni le da, cosa direbbe? E quali consigli darebbe ad un giovane, soprattutto ad una ragazza, appassionata di vino, che volesse seguire la sua strada?
Per me adesso il vino è un filo conduttore della mia vita che parte dall’infanzia, prosegue con l’amicizia e perché no con l’amore. Quando parlo di vino mi perdo, sono quasi rapita …quante serate con amici sommeliers a parlare di vino…quante emozioni di fronte ad un semplice bicchiere, quanta cura nel servizio di una bottiglia di circa vent’anni….Tutte cose che possono sembrare esagerate a quelli che non amano questa bevanda come noi.
Ad una ragazza appassionata di vino che vorrebbe intraprendere questa strada consigliere di studiare, degustare e soprattutto non farsi intimorire da questo mondo prettamente maschile. Alla fine il duro lavoro è ripagato da grandi soddisfazioni.
A Camilla Guiggi semplice appassionata di vino e non miglior sommelier non professionista di Lombardia, quali vini piacciono particolarmente, a quali è più legata e per quale motivo?
Come semplice appassionata amo i vini strutturati come l’Amarone, il Barolo, lo Sforzato, il Brunello, ma sono legata anche al Lambrusco magari metodo ancestrale ovvero rifermentazione in bottiglia, come bianco prediligo il Traminer aromatico. Ho una passione per le bollicine in tutte le loro forme dai metodi classici alla malvasia di Casorzo. Sono particolarmente legata al vitigno Sangiovese e Ciliegiolo, il primo perché fa parte della mia terra e il secondo per motivi sentimentali.
Cosa cambia dopo questo titolo di miglior sommelier non professionista della Lombardia e cosa significa per lei portare il, seppur piacevole, peso di questo titolo ? Quali sono i suoi progetti futuri, quali i suoi sogni nel cassetto: intende passare al professionismo e magari presentarsi il prossimo anno al concorso per il miglior sommelier professionista di Lombardia oppure prevede di rimanere ancora una semplice appassionata seppure molto preparata e coinvolta nella vita e nell’attività dell’A.I.S.?
Certo mi fa piacere aver vinto questo titolo, ma non ha apportato grandi cambiamenti. Oltre alla soddisfazione c’è il peso di dover essere sempre all’altezza del titolo che si porta. E’ un incentivo per migliorare sempre più, è solo un punto di partenza per nuove sfide e non un punto d’arrivo. Per il futuro vorrei prendere nuove abilitazioni come relatore…..ed avere la possibilità di dimostrare quello che valgo…Vorrei poter riuscire a trasmettere agli altri questa mia grande passione. Nell’imminente futuro sarò sempre impegnata nel mondo del vino come appassionata, ma più avanti si vedrà …
Non nascondo la voglia di diventare professionista….avendo così la possibilità di stare più vicino ai produttori e agli enologi per organizzare serate e degustazioni o magari fare consulenze, senza però rinunciare ai corsi che ti danno la possibilità di crescere e fare nuove esperienze. Non penso di partecipare al Miglior Sommelier Professionista, ma mi cimenterò con il Master del Sangiovese e magari con il Trofeo nazionale Piemonte sul Nebbiolo….
Intervista a cura di Franco Ziliani

 



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