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Dall'Italia Proroga per i controlli sul Brunello di Montalcino Il ministero delle Politiche Agricole comunica - leggete qui - di aver deciso di prorogare "di altri sei mesi gli interventi urgenti per rafforzare il sistema dei controlli nella filiera produttiva del Brunello di Montalcino e salvaguardare le esportazioni negli USA". "Si tratta - dichiara il ministro - di una proroga necessaria perché grazie alle specifiche procedure di controllo attuate dall'Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei prodotti agroalimentari, si è potuto evitare il blocco indiscriminato delle importazioni di Brunello da parte delle Autorità doganali statunitensi. La proroga consentirà di mantenere il flusso delle esportazioni di tale prodotto di prestigio e di restituire fiducia al sistema dei controlli in Italia". Sul suo blog Esalazioni etiliche, Roberto Giuliani prende atto della decisione e commenta: "Bene, benissimo, siamo contenti che il flusso continui, ma ci farebbe piacere anche che quel flusso riguardasse SOLO i Brunello di Montalcino che è stato appurato essere perfettamente in regola, e ci farebbe piacere che, visto che è un diritto di tutti i cittadini italiani e non solo essere informati, venissero finalmente e definitivamente resi ufficialmente noti nomi e cognomi, o almeno le ragioni sociali di coloro che non hanno rispettato le regole. Ma questo, ovviamente, è chiedere troppo... Leggete qui Grandi numeri per la promozione di vino in Alto Adige Da meditare le osservazioni di Marco Baccaglio, sul blog I numeri del vino, sulla politica unitaria, di marchio e di promozione adottata in Alto Adige (o dobbiamo dire Süd Tirol?). Come scrive, "la Provincia focalizza il suo sforzo su un marchio: Alto Adige. Qui si concentrano 265mila dei 315mila ettolitri di vino DOC. E qui sta la forza del marchio: 4 volte la produzione di Brunello di Montalcino. Sotto questo cappello si sviluppano 3 sottozone (che coprono circa il 10% della produzione) e un mare di vitigni differenti (io ne conto circa 25), a voler fare un commento anche troppi. Però questa DOC fa 26.5 milioni di litri di vino, moltiplicato un carico per il marketing di 50centesimi al litro fa 13 milioni di euro all'anno per sponsorizzare la DOC. Sono molti soldi e sono i soldi che la maggioranza delle altre DOC Italiane non si possono permettere". Magari non saranno proprio 50 centesimi al litro, ma sono davvero tanti soldi, generalmente spesi bene. Leggete qui Le Piane o del rinascimento del Boca Sul sito Internet dell'A.I.S. Lombardia Alessandro Franceschini dedica un bel ritratto ad uno degli indiscussi protagonisti della rinascita di una piccola grande Doc, Boca, Christoph Künzli. Un personaggio poco noto, ma il cui lavoro merita una sottolineatura ed un bravo. Leggete qui Vignamare di Lupi: cronaca di una verticale Puntuale la cronaca che il sommelier attivo a Montecarlo Massimo Sacco dedica sul blog Vino glocal ad una straordinaria verticale, tenutasi a fine maggio, di quello che è indubbiamente uno dei più importante vini liguri, il Vignamare (base Pigato) dell'azienda Lupi. Peccato solo che la presentazione del vino non sia corredata dalle note di degustazione, che leggeremo però, sul prossimo numero di De Vinis, a firma di Antonello Maietta, vice-presidente nazionale A.I.S., presente alla verticale. Leggete qui Dati definitivi sulla produzione 2008 in Italia Ancora I numeri del vino, con un altro post, ricco di dati statistici, relativi alla produzione di vino in Italia nel 2008, dati definitivi. Tra gli elementi principali emersi, la constatazione che "la vendemmia 2008 é stata dunque di 46.1m/hl, il 4% inferiore alla media degli ultimi 5 anni ma l'8% in più rispetto al 2007. Il calo rispetto alla media storica é soprattutto da ricercare nel centro-sud (12% e 4% rispettivamente sotto la media storica), dato che il Nord ha fatto egnare una produzione molto vicini alla media quinquennale (-1%)". Leggete qui In difesa del Cirò L'ottimo Luciano Pignataro, caposervizio al Mattino di Napoli e autore di un sito Internet che l'osservatorio più attento e completo e autorevole della produzione vitivinicola nel Sud Italia, lancia un appello che non si può non condividere in toto, rivolto com'è a tutelare l'identità di uno dei grandi vini storici dell'Italia meridionale, il calabrese Cirò, di fronte ad un'assurda proposta di modifica del suo disciplinare di produzione, "avanzata dal Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa si prevede la possibilità di utilizzare oltre al Gaglioppo tutte le varietà a bacca rossa autorizzate dalla Regione Calabria nella misura massima del 20%. Tra queste varietà sono presenti vitigni internazionali quali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot che nulla hanno a che vedere con la tradizione vitivinicola del Cirò". Leggete qui Blogger del vino: statevene al vostro posto! Sicuramente non condividerà l'appello di Pignataro a dire no al cambio di disciplinare del Cirò Doc il direttore della spesso discussa rivista Il mio vino, Gaetano Manti, che nell'editoriale del numero di giugno biasima apertamente quella che definisce la "nutrita schiera di giornalisti o scrivani di varia natura che si ritengono in grado non solo di esprimere giudizi su questo o quel vino ma anche e soprattutto di elargire consigli e opinioni su come le aziende dovrebbero affrontare i mercati mondiali o su come importanti consorzi italiani e stranieri dovrebbero impostare le politiche dei loro disciplinari". Prendiamo atto, ma continueremo tranquillamente ad esprimere il nostro parere e le nostre opinioni, criticando politiche promozionali assurde, strategie sbagliate, cambi di disciplinari che ci sembrano fare l'interesse solo delle grandi aziende e non del vino italiano. Leggete qui Rapporti difficili tra Ice e blog aziendali A proposito di blog e di rapporti con le istituzioni dice la sua un blogger molto particolare com'è Gianpaolo Paglia, che oltre ad essere produttore in zona Morellino di Scansano anima efficacemente un vivacissimo blog "dalla parte delle aziende". Da leggere e meditare il suo rapporto epistolare, via mail, con il direttore dell'Ice di Firenze. Domanda: anche in questo caso per il direttore de Il mio vino il blogger è andato fuori dal seminato? Leggete qui Incontro con Angiolino Maule, mister Vin Natur Bello il ritratto che Maria Grazia Melegari, alias il blog Soavemente, dedica al coordinatore e personaggio di riferimento del gruppo di vignaioli naturali che animano la rassegna Vin Natur, ovvero Angiolino Maule da Gambellara nel vicentino. C'è anche un filmato che ci fa capire dalla viva voce del protagonista il suo pensiero... Leggete qui Riflessioni sul Premio Internazionale del Vino Sul suo blog Percorsi di vino, Andrea Petrini ospita alcune riflessioni di Alessandro Sinibaldi sui meccanismi di assegnazione dei riconoscimenti del Premio organizzato da A.I.S. Roma - Bibenda. Tra l'altro si legge: "un altro appunto che ci sentiamo di fare è che, trattandosi di un premio che si basa sull'opinione di un gran numero di votanti, sarebbe appropriato e significativo riportare il numero di schede valide pervenute e la percentuale di persone che ha votato un determinato vino. Quest'ultimo aspetto è, secondo noi, fondamentale data l'inevitabile dispersione di voto che ci può essere, stanti i motivi detti sopra. Il fatto di dichiarare queste cose contribuisce sicuramente a una maggiore trasparenza e credibilità nei confronti del premio". Proprio quello che, da tempo, ho detto all'amico Franco Ricci... Leggete qui Idee sul vino: c'è un giusto mezzo, che è segno di buon senso Acuto come sempre l'ottimo Fabio Rizzari, sul blog Vino esprime una posizione riflessiva e matura sul concetto di valutazione dei vini da parte della critica e scrive: "La ricerca del giusto mezzo è fondamentale anche nel nostro campo. I bevitori di vino hanno senz'altro più strumenti interpretativi di un tempo, sanno scegliere, non sono in balìa dei guru della critica come una volta. Ma, sballottati di continuo tra posizioni estreme delle mode e - in parte - del mercato, possono ancora essere aiutati dai cosiddetti esperti a farsi un'idea più articolata e complessa della realtà. Lo abbiamo detto e scritto in tutte le salse: non tutti i vini "out of fashion", i vari Chardonnay, Merlot, Cabernet, sono da deridere e buttare via; non tutti i vini tripla A, "veri", da vitigni autoctoni, macerati un paio di decenni in orci di terracotta, sono da osannare; non tutti gli enologi sono dei manager senza scrupoli che fanno vini finti e plastificati; non tutti i vignaioli che stanno giorno e notte tra i filari fanno vini di alta qualità. Mi sono informato: queste sono tutte semplificazioni. Non si tratta di una posizione buonista, né tantomeno dettata da un buon senso sonnacchioso. In certi casi, il giusto mezzo è una scelta radicale, anche decisa e tagliente, perfino brutale. Il giusto mezzo si rivela allora tutto meno che una zona grigia, indistinta". Idee su cui ragionare sicuramente... Leggete qui
Dall'estero Perché Bruno Giacosa ha rinunciato ai suoi 2006? Notevole sorpresa e grandi interrogativi ha suscitato la decisione di un grandissimo produttore come Bruno Giacosa, uno dei massimi interpreti del Nebbiolo di Langa, di saltare in toto l'annata 2006 e di rinunciare alla produzione dei suoi pregiatissimi Barolo e Barbaresco. Ovvio che questa scelta, che Bruno mi ha confermato quando gli ho fatto visita lo scorso maggio, per degustare i suoi stellari 2004 e 2005, abbia suscitato l'interesse e le reazioni della stampa internazionale. Ne ha parlato l'edizione on line della rivista britannica Decanter - leggete qui - e poi Jancis Robinson nella parte accessibile liberamente a tutti delle sue purple pages on line - leggete qui - ed il wine blogger americano (e mio grande amico) Jeremy Parzen, sul suo blog Do Bianchi, dove vengono riportati i diversi punti di vista e ipotizzata una spiegazione, ovvero che questa scelta difficilissima fosse dovuta ad un horribilis annus 2006, non riferito alla qualità dell'annata, che la maggior parte dei produttori in Langa giudicano di valore, ma a problemi di salute di Bruno sopravvenuti proprio nel 2006 e agli ultimi anni, non facili, di permanenza in azienda, di quello che è stato per 18 anni il più stretto e prezioso collaboratore di Giacosa, l'enologo Dante Scaglione, sostituito in circostanze un po' "vivaci" lo scorso anno dal collega Giorgio Lavagna. Leggete qui Red fish red wine? Intrigante l'interrogativo che il sempre puntuale critico del New York Times, Eric Asimov, che sul suo wine blog The Pour si chiede se in tema di abbinamenti cibo vino si possa tranquillamente andare oltre alla canonica (e sempre valida) soluzione pesce=vini bianchi, e se su pesci di buona struttura e consistenza, tipo tonno e salmone, si possa andare via tranquillamente di rosso, con accostamenti original-giudiziosi. Leggete qui Dibattito sulla deontologia dei wine writer in corso negli States Sempre ad uso e consumo del direttore della rivista italiana più volte citata sopra, segnalo l'ampio dibattito in corso sulla deontologia, sulla trasparenza di comportamenti dei giornalisti del vino, non solo i wine blogger, negli Stati Uniti. Da leggere un articolo del Wall Street Journal, qui, che fa riferimento alle crescenti polemiche sorte sull'operato di Robert Parker e dei suoi collaboratori, e un intervento, dello scorso aprile, ma tuttora validissimo, di Jancis Robinson, sul suo sito Internet, dal titolo, chiarissimo di "The ethics of wine writing", ovvero l'etica dello scrivere di vino. Leggete qui Il futuro del wine writing Dell'evoluzione del mestiere di giornalista del vino si occupa anche, con un post con tanti rimandi interni ad altri articoli, il blog di Tim Elliott Wine Cast. C'è da dire anche che gli editori, soprattutto negli States, ma anche in UK, consentono, cosa che rarissimamente accade in Italia, ai giornalisti di svolgere la propria attività in maniera indipendente dai condizionamenti pubblicitari e che mettono a disposizione budget rilevanti per trasferte e acquisto di vini... Leggete qui
Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura! Franco Ziliani |