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Dall'Italia
Vernaccia di San Gimignano che sfidano il tempo Non capita spesso, ma quando li trovi questi bianchi, complessi, sapidi, minerali, senza effetti speciali dal punto di vista aromatico, ma precisi e incisivi, allora non può che cambiare la tua idea, un po' stereotipata, che ti sei fatto, che ti hanno indotto a farti, di una Vernaccia di San Gimignano come bianco molto semplice e facile da bere e niente più. Basta trovare quelle giuste, come quelle, dell'azienda San Quirico, di cui Lamberto Tosi canta le lodi sul sito Internet Acquabuona, oppure le nuove annate di Montenidoli, vini ancora bambini, che il wine writer americano based in Tuscany, Kyle Phillips, ha degustato allo scorso Vinitaly e di cui sul blog Italian wine review, ci racconta quanto grandi e complesse potranno diventare. Leggete qui e poi ancora qui E se ti prende la saudade, bevi un vecchio Taurasi... Cosa può fare un appassionato di vino nato in Campania ma residente al nord quando lo prende una divorante, struggente nostalgia per la sua terra? Quando ti prende quella che i brasiliani chiamano saudade (che si pronuncia con una dolce, quasi scivolante sgi finale), una buona soluzione può essere, quasi in rima, come racconta Luigi Metropoli sul blog Divino scrivere, stappare un Taurasi di 15 anni, "tannino fittissimo, ben distribuito: velluto" e la dolce malinconia scivola via, come per incanto. Leggete qui Chianti Classico demerlottizzati Sono stati anni difficili per il Chianti Classico, che in nome di una presunta esigenza di modernizzazione e di adeguamento alle richieste del mercato (in soldoni, è il caso di dirlo, per piacere a certe guide e alla più influente stampa specializzata americana), è stato un po' "imbastardito" e reso meno schietto da robuste iniezioni (il disciplinare vigente ne prevede sino ad un venti per cento) dei cosiddetti "vitigni migliorativi", alias Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot, che per quanto i terroir chiantigiani abbiano carattere addizionati al Sangiovese e alle altre uve autoctone a bacca rossa cambiano eccome le caratteristiche dei vini. Fa pertanto veramente piacere e allarga il cuore leggere, come si può fare a firma di Riccardo Farchioni su Acquabblog, il blog del sito Internet Acquabuona, che un numero crescente di aziende chiantigiane decidono meritoriamente di "demerlotizzare" (un verbo che chissà perché mi fa venire in mente un altro verbo, derattizzare...) i loro Chianti, come ha fatto la Tenuta di Bibbiano dove opera ancora come consulente il grande "bicchierino", l'uomo che parla al Sangiovese, Giulio Gambelli...Leggete qui Milioni di euro per promuovere il vino italiano Sorprende, leggendo la notizia sul sito Internet Teatro naturale, scoprire l'ammontare dell'ingente finanziamento, di provenienza comunitaria, concesso all'Italia per la promozione dei propri vini all'estero. Come si legge, "la dotazione finanziaria per l'Italia, fino al 2013, sarà pari ad euro 370 milioni: il 30 per cento (circa 110 milioni di euro) sarà gestito a livello nazionale, mentre il 70% sarà di competenza delle Regioni". Ogni progetto promozionale verrà finanziato fino a un massimo del 50% della spesa ammessa. Manca poco, la scadenza è il 15 giugno, per la presentazione al Ministero dei progetti: possiamo sperare che i soldi vengano spesi bene e per iniziative intelligenti di ampio respiro? Leggete qui Alba wines tasting notes Continuano ad uscire, su siti Internet e wine blog, i primi resoconti, le valutazioni sulle degustazioni delle nuove annate di Roero, Barbaresco e Barolo degustate nel corso dell'edizione 2009 di Alba Wines Exhibition, anteprima riservata alla stampa specializzata internazionale. Ne scrive, parlando di Barbaresco e Roero 2006, Alessandro Franceschini sul sito Internet LaVINIum (leggete qui) e ne scrive ancora, concentrando l'attenzione sui Barolo della classica annata 2005, il wine writer ed esperto statunitense (di origini trentine) Gregory Dal Piaz, sull'ottimo blog Snooth, esprimendo la convinzione che si tratti di un'annata "che riflette più il terroir e le modalità di vinificazione più che l'andamento stagionale e che avrà più bisogno di tempo, rispetto all'annata 2004, per essere apprezzata appieno", un'annata che esprime "vini con tannini ben presenti e talora aggressivi, con una vivace acidità". Mi piacciono molto le valutazioni sui vini date da Gregory, ed in larga parte coincidono, anche nell'individuazione dei vini che maggiormente hanno convinto, con le mie. Leggete qui Sangiovese e Super Tuscan: un rapporto contrastato Continua a suscitare commenti e riflessioni l'ottimo articolo di Kerin O'Keefe dedicato al "tramonto dei Super Tuscan" pubblicato sull'ultimo numero della rivista britannica The World of Fine Wine. Dopo l'eccellente intervento, già segnalato su WineWebNews, del critico del New York Times Eric Asimov (leggete qui) tocca ora ad un altro ottimo wine writer parlarne, come fa Steve Heimoff sul suo blog, cercando di applicare la lezione italiana ai "disastrosi esperimenti" di Super Tuscan fatti in terra californiana cercando di "sposare" il Cabernet Sauvignon al Sangiovese qui trapiantato. Quali sono le cause di questo fallimento? Le stesse che stanno portando al ridimensionamento dei Super Tuscan in Italia. Come scrive Heimoff, e voglio riportarlo nella sua lingua originale, "Cabernets, Syrahs, Pinot Noirs and other (mainly red) wines have become so big and ripe that, luscious though they may be, they define an "international style" rather than one reflecting a particular terroir.", ovvero che la muscolarità e la ricchezza, la pienezza e maturità dei vini ottenuti hanno espresso più uno "stile internazionale" che un vero carattere di terroir. Riflessione dedicata a chi crede ancora che in terra toscana, le uve bordolesi o il Syrah perdano il loro spiccato carattere varietale per esprime quello che i francesi chiamano un "goût de terroir": sempre internazionali, in California o in Toscana, restano... Leggete qui Valpolicella da riscoprire Che la Valpolicella sia stia progressivamente "amaronizzando", visto il progressivo e irrefrenabile aumento della quantità di uve messe ad appassire destinata ad Amarone, Recioto e Valpolicella Ripasso, è un'evidenza sotto gli occhi di tutti e che ad essere naturalmente sacrificato sia il vino base della denominazione, il Valpolicella. Fortunatamente ci sono persone, soprattutto all'estero, che non si sono interamente convertite all'Amarone che della bellissima zona collinare veronese continuano a prediligere non i più opulenti vinoni da appassimento, bensì le più snelle e sincere espressioni della Corvina, della Rondinella e della Molinara (nonché delle altre uve autoctone) non appassite sui graticci, ma vinificate subito dopo la vendemmia. Tra loro si segnala il già citato, e quanto mai benemerito (nonché autorevolissimo) Eric Asimov, che ad una riscoperta dei Valpolicella, definiti "delicious and wonderful values", deliziosi e meravigliosamente convenienti, dedica due articoli, uno, leggete qui, pubblicato sul New York Times e un altro apparso sul suo wine blog The Pour (leggete qui). Interventi, quelli di Eric, che provocano il plauso di un altro wine writer, Jeremy Parzen, che sul suo blog Do Bianchi propone una divagazione sul tema delle diverse tipologie dei Valpolicella e sul carattere specifico della tipologia Ripasso. Leggete qui Dolcetto e Dolcetti Nuovo blog, in aggiunta a quello già esistente, Reflections on Wine, dove per inciso ci segnala (leggete qui) "le cose che mi piacciono dell'Italia" (e sono molte) per il wine writer di Chicago, grande appassionato dei nostri vini, Tom Hyland. Il nuovo blog, dall'evidente impostazione didattica e concepito per spiegare meglio l'Italia dei vini ai lettori di lingua inglese, si chiama Learn Italian Wines e la "first lesson" è dedicata da Tom ad un vino controverso da spiegare, già dal nome, ma quanto mai significativo e importante nel panorama piemontese, il Dolcetto, pardon, i diversi Dolcetto che si possono gustare e apprezzare soprattutto a tavola nella terra del gianduia, dei tartufi e della bagna cauda. Leggete qui Un bianco (italiano) per l'estate Singolare suggerimento di un vino bianco italiano, per l'estate che s'annuncia anche negli States, da parte del wine blog Good Wine Under 20 $ che come sempre propone vini dal valido rapporto prezzo-qualità. La scelta è caduta su un "delicious Italian white blend made from a mix of Trebbiano, Malvasia, Chardonnay, Pinot bianco and Pinot grigio", che secondo il blogger "would be terrific with salad, a vegetable soup, shellfish, halibut, or even just some guacamole and chips on your back deck some lazy afternoon". Concordo, ma dobbiamo proprio abbinarlo ad un piatto dove sia una salsa di origine messicana a base di avocado, e non, invece, ad una fresca e gustosa panzanella made in Tuscany? Leggete qui Lo zen e l'arte di Montalcino Si parla un po' meno, di quanto accadesse un anno fa, di Montalcino e del suo Brunello. Per ricordarcene, per capire come in questo momento sia meglio bere diversi non trascinanti 2003 piuttosto che dei 2004 decisamente superiori ma ancora piuttosto giovani, vale la pena leggere il post, scritto con il suo stile inimitabile e ricco di ironia, che Alfonso Cevola dedica ai Montalcino wines sul suo bel blog On the Wine Trail in Italy, dove spiega a modo suo perché molti altri vini italiani, Dolcetto, Barbera, Chianti Classico, siano assolutamente exciting e da consigliare "ad occhi chiusi" per Summertime... Leggete qui
Dall'estero
E' ora di prendere sul serio i vini inglesi E' un giusto nazionalismo, venato di un filo di orgoglio insulare, quello che spinge il quotidiano inglese Telegraph a pubblicare un articolo con il titolo, trionfalistico alquanto, con l'invito ad "alzare i bicchieri e brindare alle grande uve e vini britannici", nel quale l'autore, William Langley, ci assicura che è "tempo di celebrare il vino inglese e che "l'English wine è finalmente arrivato". Ed in effetti medaglie e riconoscimenti vari ottenuti in vari concorsi e un innegabile incremento qualitativo testimoniano che il vino "made in UK", soprattutto gli sparkling wines, merita di essere preso in seria considerazione. Leggete qui E' giusto scegliere un rosato: a prescindere Che l'estate sia ormai arrivata, con la prima ondata di caldo che è già arrivata anche se siamo ancora in maggio, è ormai un'evidenza. Una buona ragione, come ci suggerisce Alfonso Cevola nel blog On the Wine Trail in Italy per puntare, senza esitazioni, a prescindere, per un sacco di motivi (sono simpatici, trendy, si abbinano facilmente ai cibi, si fanno bere piacevolmente, sono la giusta alternativa ai vini rossi, che sono superiori, ma quando ci sono trenta gradi sono un po' eccessivi), sui vini rosati. Beh, se qualcuno avesse ancora qualche perplessità, un po' di "puzzetta" sotto il naso, un filo di snobismo nei confronti di questa speciale tipologia di vini, che personalmente amo moltissimo, che si legga questo plaidoyer pour les rosés! Leggete qui Le aziende californiane riscoprono il cemento per i loro vini Nel mondo del vino, me ne convinco sempre di più, non c'è niente di nuovo sotto il sole e spesso quello che viene proposto come nuovo non lo è poi tale e quello che appare vecchio e superato viene magari riscoperto e recuperato. Ricordate quando pochi anni fa veniva tacciato di polveroso passatista chi in cantina non solo non avesse distrutto, ma si ostinasse ad utilizzare ancora, fosse pure per lo stoccaggio, più che per l'affinamento, le vasche di cemento, che andavano assolutamente sostituite, nel nome della modernità e della tecnica dai serbatoio d'acciaio? Bene, oggi non solo le vasche di cemento sono tranquillamente utilizzate da chi le ha mantenute, ma sono oggetto di una vera e propria riscoperta non solo in Italia, o in Francia, ma ci credereste, persino nella patria dell'high tech, gli Stati Uniti. Basta leggere quello che scrive, a proposito, sul suo blog Spume, Wolfgang M. Weber, raccontandoci come in una winery della Sonoma Coast in California siano stati fatte appositamente costruire, ispirandosi per la forma alle anfore di Gravner, delle grandi vasche di cemento a forma di grande uovo per mantenere sotto controllo le temperature durante le fermentazioni. Incredibile, ma vero! Leggete qui Ma il futuro del vino è davvero in plastica e lattina? Negli Stati Uniti (oltre che in Europa) riscoprono il cemento per lo stoccaggio e l'affinamento del vino, ma in Europa il futuro (commerciale) del vino ha sempre più l'immagine, poco romantica, anche se pratica, non solo dei tappi, ma dei contenitori alternativi, bottiglie di plastica e addirittura lattine al posto delle classiche bottiglie di vetro. Come si chiede in un interessante articolo il Times online, i vini lovers dovranno sempre più abituarsi a consumare i loro vini, magari non le grandi denominazioni, ma i vini da tutti i giorni, in contenitori che eravamo abituati ad associare all'acqua minerale, alle bibite gassate, alla birra? Sarà anche razionalizzazione dei costi, ma accidenti quanto poco mi piace! Leggete qui
Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura! Franco Ziliani |