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17 Agosto 2008
WineWebNews uscita del 17 agosto Arrogant frog, B Side wines e vecchio stilovo


Dall’Italia

Malvasia Nera.. bella abissina…
Pensavate che nessuno potesse superare quanto a fantasia, nel descrivere un vino, la prosa immaginifica e post dadaista di Luca Maroni? Vi sbagliate di grosso. Leggete difatti e sbalordite come ha fatto Fiorenzo Sartore nel suo sempre originale blog Vinoteca on line, lo scampolo di prosa con la quale mister Porta a Porta, alias Bruno Vespa, descrive un vino nella sua rubrica su Panorama: “Malvasia Nera in purezza, ha un corpo bruno e profondo come quello di una bella eritrea che mi è capitato di vedere in uno sbarco di clandestini a Lampedusa"  leggi qui
Gianni Masciarelli, prossimamente un libro
Non dimenticheremo di certo il grande produttore abruzzese Gianni Masciarelli prematuramente scomparso una ventina di giorni orsono. A ricordare chi è stato, cosa ha fatto, che segno importante ha lasciato nella storia del vino abruzzese degli ultimi vent’anni, provvederà presto, come informa il sito Internet Acquabuona, un libro, opera del giornalista romano Andrea Gabbrielli, che di Gianni è stato amico, in pubblicazione in autunno, per la collana I semi di Veronelli editore. Un estratto, la “nota dell’autore”, una sorta di introduzione al volume, qui di seguito, leggi 
Schiave da leccarsi i baffi, bianchi non trascinanti
Sul sito Internet Wine Surf Carlo Macchi ed i suoi collaboratori ci informano sull’annata di alcuni dei principali vini altoatesini, bianchi delle diverse varietà e tipologie, e soprattutto la super-autoctona Schiava o Vernatsch come la si definisce localmente. Se per i bianchi il giudizio – leggi qui – non è esaltante, trattandosi, dicono, di annata di medio livello o interlocutoria senza troppi acuti, per i vini base Schiava, Santa Maddalena, Lago di Caldaro e Alto Adige Vernatsch (vini di assoluta piacevolezza, perfetti, con il loro tannino quasi inesistente, la loro morbidezza, la fragranza aromatica, per l’estate), c’è davvero, scrivono, di che “leccarsi i baffi”. Leggi qui 
Vitigni autoctoni italiani: quali evitare ?
Divertente giochetto estivo, crudele appena, lanciato dal wine blogger americano Terence (Terry) Hughes, buon conoscitore di vini italiani, sul suo wine blog Mondosapore (scritto in inglese e con parti redatte anche in un simpatico italiano). La domanda, cattivella, é: “What, in your experience, are the worst grapes that Italy has on offer?”, ovvero quali sono secondo voi le peggiori varietà che l’Italia propone? In verità Terry le definisce anche più pesantemente, ovvero come le "Italy's Crappiest Varieties" o (ICV), con un’espressione in stile slang. Singolari le sue ICV nominations: tra le uve bianche Trebbiano (scelta ribadita due volte) e Verdicchio (nonostante i grandi vini di Bucci) e tra i rossi pollice verso per le varietà pugliesi, ovvero Primitivo, Negroamaro e Uva di Troia, definita “truly disgusting”, ovvero veramente disgustosa. Ovviamente non concordo con queste valutazioni, ma secondo voi quali sono gli autoctoni italiani da evitare?
Leggi qui 
Vin Santo Toscano: un mito mondiale!
Sul wine blog Percorsi di vino Andrea Petrini dedica tre dettagliati post al Vin Santo, definito giustamente un mito mondiale e sicuramente un vino speciale non conosciuto e apprezzato quanto merita, capace di vertici qualitativi straordinari. Ecco di seguito i link ai tre articoli: primo, secondo e infine il terzo.
Stilnovo enologico: quanto sei vecchio!
I
nteressanti le conclusioni stilate al termine delle sessioni di degustazione per la nuova edizione della Guida Vini d’Italia dell’Espresso dai due responsabili Ernesto Gentili e Fabio Rizzari sul loro blog Vino. Come annotano “la tecnica ha fatto nascere vini che sono a tutti gli effetti delle caricature del Grand Vin bordolese cui fanno in massima parte riferimento. Così oggi dobbiamo fare i conti con moltissimi prodotti che imitano il vino potente, estrattivo, ricco di note di rovere nuovo, in un registro però sgraziato, finto, e soprattutto – ciò che più conta – poco bevibile”. Il sottoscritto, che per sua fortuna non redige guide, sottoscrive. leggi qui

Dall’estero

Wine tattoos, la moda dei tatuaggi colpisce anche gli enofili
La riprovevole (a mio avviso) imperante mania di tatuarsi e coprirsi il corpo di segni colorati, scritte e simboli vari, si estende, ahimé anche al mondo del vino, come documenta sul suo wine blog Dr. Vino Tyler Colman. Ci si tatua rappresentazioni di bicchieri e flute, tappi con il nome del vino favorito e dell’annata, e chissà a quali “vertici” di fantasia si arriva soprattutto negli States.
Mode che prima o poi passeranno, ma i tatuaggi rimarranno a indelebile testimonianza di una certa leggerezza. Ecco perché nonostante la mia passione divorante per il Barolo, eviterò accuratamente di farmi tatuare sul braccio o sul cuore Monfortino o Monprivato o la riproduzione stilizzata del vigneto Vigna Rionda…
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Si parla della Georgia non solo per la Guerra ma anche per i vini
La Georgia, antica repubblica sovietica, è salita agli “onori della cronaca” in questi giorni a causa del sanguinoso conflitto con la Russia. Fortunatamente di Georgia si parla anche in altri termini, come fa Paul Gregutt nell’edizione on line della Yakima Herald, in un bell’articolo dove ci ricorda che esistono qualcosa come “500 differenti varietà autoctone di uva, con una storia di vinificazione e di produzione di vino che risale a più di 7000 anni orsono”.
Gregutt ci fa sapere che grazie all’aiuto della USAid, “the United States Agency for International Development”, agenzia Americana per lo sviluppo internazionale viticoltori ed enologi georgiani stanno riscoprendo le loro radici, con risultati di notevole valore.
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Good wine under 20$ accende i riflettori sul Lazio del vino
Sempre originali e curiose le scelte fatte dal wine blog Good wine under $ 20. Dopo aver recentemente parlato dell’enogastronomia laziale definendola letteralmente “al bacio”, il blog ha concentrato l’attenzione su di un vino laziale per antonomasia come il Grechetto, celebrato come un vino “profumato di erbe e di antiche memorie”. Che fantasia! leggi qui
Vini della facciata B
Ricordate, ai tempi ruggenti dei 45 giri su vinile, i pezzi compresi nella facciata B di pezzi di successo che scalavano le hit parade? Erano brani con minore pretese, che fungevano da complemento alle hits che dovevano colpire subito e farsi ricordare al primo ascolto. Tramontata l’epoca del vinile e imperando l’epoca del digitale, degli MP3 e dei brani scaricati da Internet il mondo del vino lancia, come racconta il sempre informato blog neozelandese Serious about wine, i cosiddetti Bside wine, ovvero vini che provengono da vigneti posti in zone meno vocate e che non pretendono di ottenere i fatidici 95/100 dai wine guru, ma di farsi semplicemente bere, anche grazie a prezzi più ragionevoli. Il primo esempio di B Side wine viene, ovviamente, dalla California, da un’area meno nota della Napa Valley denominata Wooden Valley, ed è prodotto – leggi qui – dalla winery Don Sebastiani & Sons. Interessante scelta: meno glamour e più semplicità. Leggi qui  
Partita la vendemmia in California: prezzi delle uve in aumento
Partita, come ricorda la Western Farm press, la nuova vendemmia in California ed i prezzi delle uve mostrano una tendenza al rialzo, mentre gli indici del principale Stato vinicolo americano mostrano che le vendite sono in aumento, le esportazioni pure, le importazioni nei primi mesi del 2008 calano, le scorte di vino sono ridotte, le aziende che negli anni precedenti non facevano ricorso all’acquisto di uve sono tornate sul mercato ed il viticoltori spesso preferiscono vendere le uve che procedere direttamente alla loro vinificazione. Questo mentre in Europa le cose non vanno proprio benissimo e molti, anche in Italia, guardano alla vendemmia 2008 con una certa preoccupazione.. leggi qui
Un produttore francese critica la Francia e guarda al Nuovo Mondo
Molto stimolante e per certi versi sorprendente l’intervista che Jean-Claude Mas, International Entrepreneur of the Year nel 2006 ha rilasciato all’edizione on line del NZ Herald in Nuova Zelanda. Orgoglioso di essere francese, ma senza concessioni alla grandeur, Mas, critica la politica del vino francese, definita “frustrante e stupida”, e propone, guardando all’esperienza di Paesi produttori come l’Australia, una nuova via per il vino francese, più libera, scevra da tradizionalismi superati, e simboleggiata da una nuova linea di suoi vini denominati Arrogant Frog (leggi la presentazione fatta dal blog francese ShowViniste), nome che auto ironizza sulla nomea dei francesi, presso gli anglosassoni, come mangiatori di rane (frog). Vini di stampo antico con un nuovo slancio, li definisce il giornale. Vedremo se sapranno essere degni dei vini classici, così pesantemente criticati… Leggi qui

arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!
Franco Ziliani


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