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1 Agosto 2008
WineWebNews uscita dell’1 agosto: Waiting for.. winot?

Dall’Italia

Vini italiani: e se ricominciassimo da Frosinone?
Di fronte a questa completa e ben fatta Guida ai vini della provincia di Frosinone, puntigliosamente curata per la Camera di Commercio frusinate dal giornalista Massimo Roscia, anch’io, come l’amico Michele Marziani, autore del blog Appunti di viaggio, mi sono posto l’interrogativo, leggendo di Cesanese del Piglio, di Passerina locale e di tanti altri vini che non conosco, se non fosse il caso di ripartire proprio da Frosinone, da questa provincia dove non sono mai stato, il mio viaggio nell’Italia di Bacco. Dice bene Marziani: “insomma, è tutto sbagliato, è tutto da rifare, come diceva Gino Bartali. Mi toccherà ricominciare da lì, da Frosinone”… leggi qui

Parla Bruno Giacosa, la coscienza vinosa della Langa!
Ottimo colpo dell’Enocentrico, il sommelier in servizio permanente effettivo Ivano Antonini che sul sito Altissimo ceto racconta con parole ed immagini una visita al sommo Bruno Giacosa da Neive e documenta nientemeno con un video, dolce e quasi commovente, l’incontro con il “grande orso”, l’uomo che conosce tutti i vigneti della Langa del Barolo e del Barbaresco palmo a palmo. Da non perdere. Leggi qui

Marsala, un grande vino da riscoprire

Da sottoscrivere, sul blog Vino, l’invito lanciato da Ernesto Gentili e Fabio Rizzari a riscoprire la bellezza del Marsala, “bianco tanto sapido, angoloso, ricco di lati “ombrosi”, ma capace di regalare a chi ne sa domare il carattere un gusto di straordinaria dinamica e freschezza”, vino posto “al punto geometrico opposto rispetto ai vinoni da concorso, tutti frutto e rassicurante dolcezza”. Possiamo dirlo o no che quando riesce bene il Marsala è tra i migliori vini italiani? Leggi qui

Alle radici del bere: alla scoperta del Barolo classico

Ho già segnalato, in precedenti uscite di questa rassegna stampa, le precedenti puntate del viaggio alla ricerca delle radici del bere che Barbara Brandoli e Luigi Metropoli, le due anime del blog Di Vino scrivere hanno effettuato recentemente nella Langa del Barolo incontrando vignaioli – personaggio e anti-eroi e testimoniando un’idea del vino poetica e alta.
Questa volta, all’insegna del Barolo più classico e tradizionale, la visita è a casa Mascarello, per un incontro con la figlia del mitico Bartolo, Maria Teresa, oggi alla testa della piccola ma agguerrita cantina che fu condotta per anni dal padre, “la coscienza del Barolo”. Un resoconto di viaggio anche in questo caso di esemplare intelligenza ed intensità di scrittura. Qui il banale non è di casa. Leggi qui

Ma il vino era meglio quando si faceva peggio?

Il dubbio, letti i resoconti di una degustazione di una miracolosa bottiglia di Chianti Classico riserva 1974 di una nota azienda chiantigiana, resoconti apparsi sul blog Euthimya di Fabio Cimmino (leggi qui) nonché sul blog Il viandante bevitore di Mauro Erro, è legittimo: ma non è che una volta, quando magari c’erano meno tecnica e più cuore, quando le conoscenze scientifiche (ed il ruolo dei winemaker) erano inferiori, i vini nascevano in un modo diverso e finivano, magari stappati dopo trent’anni, per dimostrare anima ed integrità interiore? Insomma, si stava meglio quando si stava e si lavorava peggio (in vigna ed in cantina) ? leggi qui

E’nata
la Fivi, i vignaioli indipendenti hanno la loro Federazione
Ultima segnalazione, per questa sezione italiana di WineWebNews, per salutare con favore la nascita della Fivi, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, subito dotata di un proprio sito Internet (vedi). Progetti della Federazione, che ha visto l’adesione in massa delle associazioni dei Vignaioli della Valle d’Aosta, del Trentino e dell’Alto Adige, nonché di vignaioli di parecchie altre regioni italiane per un totale di 500 adesioni raccolte, obiettivi, statuto, componenti del Consiglio direttivo, primo presidente, il valdostano Costantino Charrère, presentati in questo primo articolo: leggi qui

Dall’estero

Quale American wine per rappresentare l’American way to wine?
Tyler Colman sul wine blog Dr. Vino, risponde all’intrigante interrogativo di un lettore che gli chiede “quale vino americano sceglierebbe per mostrare ad un ipotetico appassionato in Bulgaria l’attuale stile enologico americano?”.
Tyler per rispondere meglio rinvia ad un articolo scritto per la rivista Forbes, dove mostra che c’è un’alternativa e un’altra via, oggi nelle american wineries, ai “bigger, richer, oakier, smoother wines”, ovvero ai vini “potenti, massicci, ricchi, morbidi e pieni di legno”. Leggi qui e leggi qui ancora

Modernità e tradizione sotto le “nebbie piemontesi”

Onori della cronaca per i vini piemontesi e segnatamente per i vini di Langa in un ampio e circostanziato articolo di Bill Daley, critico di vini del quotidiano americano Chicago Tribune. Secondo l’articolista, “sotto le nebbie piemontesi” (che a dire il vero in questi ultimi anni bisogna proprio andarle a cercare…) “è il vigneto a fare la differenza”, e secondo il parere di un esperto di vini italiani di Chicago, l’amico Tom Hyland, intervistato da Daley, “the biggest challenge is resisting the move toward modernism, at least with Barolo,", la più grande sfida consiste, almeno nel campo del Barolo, nel resistere a spostarsi troppo verso il modernismo e produrre “Barolo più maturi nel frutto con un’acidità più contenuta per tentare di ottenere alti punteggi da alcune riviste è una strategia di corto respiro e una ricetta sicura per il disastro”. Come non essere totalmente d’accordo ? Leggi qui 

Sonoma vineyards, sbatti il vigneto in etichetta!

Modo molto diretto, quello adottato dalla Sonoma Vineyards winery in California per tentare di fare entrare il consumatore nell’atmosfera di questa celebre zona di produzione e per trasmetterne lo spirito. Se Sonoma è una sintesi di “scogliere rocciose, maestose foreste, pianure ubertose, vigneti baciati dal sole, montagne, una regione, certo, ma anche una forma mentis”, come non darne l’idea “sbattendo” in etichetta suggestivi scorci, grazie a belle immagini fotografiche (vedi). Tutti i dettagli di questa scelta di packaging e marketing in un’analisi fornita dal blog specializzato neozelandese Serious about wine che sembra plaudire alla particolare strategia. Leggi qui

Winery blogs: un fenomeno in crescita 

Tom Wark autore del celeberrimo wine blog statunitense Fermentation dedica un interessante post al fenomeno, decisamente in crescita e degno di essere studiato con attenzione, dei winery-blogs, dei blog creati e animati da aziende produttrici di vino, mostrando qualche esempio (vedi). A Wark questi blog interessano perché si dichiara “affascinato dal modo in cui un’impresa commerciale usa un particolare mezzo di comunicazione come il blog per raggiungere amici e consumatori, con un mezzo che è del tutto diverso dalle vecchie news letter cartacee inviate ad una mailing list”. Uno strumento che consente meglio di mostrare la “personalità” di un’azienda. Concordo in pieno, ma sul fatto che le case vinicole italiane l’abbiano capito ho qualche dubbio… leggi qui

Tappi di sughero, croce e delizia!

Continua vivacissimo negli States il dibattito su pregi e difetti, vantaggi e limiti dei tradizionali tappi di sughero. Lo dimostra, ad esempio, un post di un wine blogger che si definisce ragazzo di Brooklyn o Broooklynguy’s Wine and Food Blog, che spiega ai propri lettori quali insidie presenti una bottiglia di vino che non sappia in maniera conclamata di tappo, ma che non ha il tappo a posto e quindi finisce per creare problemi al vino e spiega anche come comportarsi al ristorante quando viene servita una bottiglia non a posto Leggi qui

Lasciate Dante in pace, intima il conte Serego Alighieri!

Excursus storico – politico – letterario nella Firenze di circa 700 anni fa per il wine blogger Jeremy Parzen autore del sempre originale e vivace Do bianchi. Si racconta della presa di posizione del ventesimo pronipote di Dante, il conte Pieralvise Serego Alighieri, tra l’altro ottimo produttore di Amarone in Valpolicella nella tenuta acquistata nel 1353 dal secondogenito del poeta e da allora passata di padre in figlio restando sempre in famiglia, che ha giudicato malamente la seduta del consiglio comunale in cui doveva essere revocata la messa al bando decretata nel 1302 ai danni di Dante e la sua “piena riabilitazione”, al punto da rifiutare di accettare, in nome e in memoria dell’antenato, il fiorino d’oro, massimo riconoscimento della città fiorentina. Leggi qui

Waiting for… winot?

Bellissima descrizione, da parte di Craig Camp, alias Wine Camp blog, della particolare atmosfera che si respira in occasione di grandi degustazioni dove “il format è sempre lo stesso, una grande sala di un hotel con tavoli sistemati come i cerchi dei carri formati dai cow boys in attesa dell’assalto dei pellerossa” e una terribile ressa di gente che t’impedisce di degustare seriamente ed “è difficile pensare ad una situazione peggiore per giudicare un vino”, perché “una degustazione seria non è in programma ed è inutile aspettarsela”. Un clima a metà tra il saloon, il Deserto dei Tartari di buzzatiana memoria, magistrale esempio della rappresentazione della vita come attesa di un grande "evento" che non si sa mai se si manifesterà e se sarà davvero tale, e le metafisiche attese di Godot del Waiting for Godot o En attendant Godot di Samuel Beckett, dove spesso non accade niente e quel che accade, il clima di divertita kermesse, non ci piace particolarmente...

Si tratta, invece, solo di “un party anche se in fondo non c’è nulla di male a concedersi un po’ di tempo in compagnia di buoni vini”. A questa descrizione calzante e vivida di tanti “eventi” sul vino Camp fa però seguire le sue note d’assaggio scritte in occasione di una grande degustazione di 100 vini italiani organizzata a Portland nell’Oregon. Da apprezzare, alle prese con Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Franciacorta, Chianti Classico, Prosecco e varie italiane vinose cose, l’acume dei giudizi di Craig e la sua capacità di cogliere di ogni vino gli aspetti salienti. Bravo! Leggi qui

arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!
Franco Ziliani



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